Il rapporto tra ebrei e cristiani 

 

 

 

 


Fino al Concilio Vaticano II, i rapporti tra ebrei e cristiani erano molto tesi, la Chiesa ha operato una svolta epocale nel rapporto con l'ebraismo istaurando con esso un dialogo.

Il politologo Norberto Bobbio sostenne che la dichiarazione rappresenta "una svolta vera, maggiore della stessa Riforma e della stessa Rivoluzione francese".

Giovanni Paolo II (6 marzo 1982): "Occorrerà fare in modo che quest’insegnamento presenti gli ebrei e l'ebraismo in maniera onesta e obiettiva, senza alcun pregiudizio". Il Cardinale Edward Cassidy, Presidente della Commissione per i rapporti religiosi con l'Ebraismo (settembre 1990): "Il fatto che l'antisemitismo ha trovato posto nel pensiero e nella pratica cristiana richiede un atto di pentimento e riconciliazione".

 

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и         La polemica tra cristiani ed ebrei nei primi secoli

Gesù, ebreo e educato nell'osservanza della Legge di Mosè, svolse il suo ministero in terra ebraica, ma per l'originalità e straordinarietà della sua azione religiosa, per la sua "pretesa" di essere il Messia, Figlio di Dio, fu avversato dalla maggioranza dei Capi del Sinedrio e fatto condannare dall'autorità romana alla crocifissione. Dopo la morte e la risurrezione di Gesù cominciò il movimento di conversioni alla nuova fede, proprio nella città-capitale Gerusalemme, come testimoniano gli Atti degli Apostoli. Le prime comunità cristiane si diffusero anzitutto fra gli ebrei, raggruppati a Gerusalemme intorno alle "colonne" della "Chiesa della circoncisione": Giacomo, Cefa e Giovanni. Per le autorità religiose ebraiche, tutto questo appariva come una setta detestabile all'interno dell'ebraismo, il che produsse, come leggiamo negli Atti degli Apostoli, le prime persecuzioni.

Con la conversione dell'imperatore Costantino inizia un mutamento radicale nella situazione degli Ebrei, perché la controversia si sposta dal piano religioso al piano giuridico e politico. Il cristianesimo divenne religione dell'impero, e lentamente i cristiani da perseguitati divennero intolleranti e persecutori. Certamente i Padri della Chiesa non nutrivano odio di tipo razziale contro gli ebrei, e il loro intento era preservare la fede cristiana dalle contaminazioni del "giudaismo" (usi e costumi legati alla Legge mosaica), ma si lasciarono trasportare da polemiche esagerate e talvolta violente. La posizione comune ai Padri della Chiesa fu che responsabile della morte di Gesù furono gli ebrei, e non Pilato, e gli ebrei in quanto popolo, donde nacque l'accusa di "popolo deicida". S. Ambrogio parlava dei giudei come d'un "popolo parricida" che continua a perseguitare Gesù. Se il popolo ebreo è "deicida", tutta la storia successiva è interpretata come "castigo divino", fino alla distruzione di Gerusalemme, che si abbatte sugli ebrei proprio durante la Pasqua. Così scrive Eusebio (265-340) nella "Storia Ecclesiastica": "La giustizia divina si abbatté allora sugli ebrei... facendo completamente sparire quella generazione di empi di tra gli uomini": il desiderio di Eusebio sembra essere che quella generazione scompaia completamente dal genere umano!

Il "castigo divino" comporta il ripudio d'Israele come popolo di Dio e la sua sostituzione con la Chiesa: anche questa è convinzione comune dei Padri della Chiesa, da Cirillo di Gerusalemme ad Agostino, e comporta la perdita d’Israele al diritto alla propria terra. Gli ebrei debbono rimanere schiavi per sempre in terra straniera! Eco di questo "odio religioso" maturato nel cuore dei cristiani sono le terribili parole pronunziate da Bossuet, nel 1652, nella cattedrale di Metz: "Dio li ha dispersi per tutta la terra... essi portano in ogni luogo impresso il segno della sua vendetta".

Un'altra conseguenza del "castigo divino" è considerata una perdita di capacità intellettuale, perciò gli ebrei non sono più in grado di conoscere la Scrittura: avendo rifiutato Gesù Cristo, sono rimasti "carnali", in altre parole legati al significato strettamente letterale, incapaci di coglierne il senso spirituale.Sul portale della cattedrale di Strasburgo la Sinagoga è rappresentata come una sposa ripudiata e desolata, con gli occhi bendati (segno della cecità spirituale), accanto alla Chiesa raffigurata come sposa superba: nel Museo della diaspora, a Tel Aviv, si ritrovano le due donne di Strasburgo, a muto commento.

 

и         Leggi anti-giudaiche in regime cristiano

Già con l'imperatore Teodosio II furono emanate leggi antiebraiche (438): agli ebrei era vietato accedere ad ogni carica pubblica, vietato ogni proselitismo (pena la morte!), vietato costruire nuove sinagoghe o abbellire quelle esistenti. Già nel 388 S.Ambrogio si oppose alla ricostruzione della sinagoga di Callinico, distrutta dai cristiani! L'imperatore Giustiniano aggravò queste disposizioni, perché incise sugli stessi diritti religiosi: proibizione del Talmud (548), proibizione della stessa esegesi rabbinica (fondata sui Targum, Midrash e sulla Mishna).

Sotto il dominio dell'Islam gli ebrei godettero di condizioni giuridiche più tolleranti e favorevoli che quelle cui furono sottoposti nell'Occidente cristiano.

Al tempo delle Crociate comincia la vera fase di calamità della storia della diaspora medievale. Migliaia furono le vittime dei moti anti-giudaici, vanamente contrastati dalle stesse autorità ecclesiastiche. Arriveranno, poi, gli ordini d’espulsione: dall'Inghilterra (1290), dalla Francia (1306), dalla Spagna (1492), dove saranno perseguitati perfino gli ebrei convertiti, "marrani".
E’ imposto anche a Roma il regime del ghetto (Bolla di Paolo IV), vale a dire un quartiere in cui tutti gli ebrei dovranno necessariamente abitare, circondato da mura e dotato di una sola sinagoga.

E’ imposto un segno di discriminazione: un disco di stoffa gialla in Francia, un cappello a punta in Germania, imposto a Roma insieme al ghetto. Viene anche l'esclusione da una lunga serie di mestieri. E anche lo stereotipo dell'ebreo "usuraio" (che meriterebbe una considerazione a parte) si sviluppa già nel sec. XII.

 

Storia moderna
 


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