BEATA GIULIANA PURICELLI

 

 

Nasce nella Cascina dei Poveri, tra Busto e Gallarate, nel 1427 durante il pontificato di Martino V e il governo del duca Filippo Maria Visconti. La sua famiglia, come del resto il suo nome di battesimo, sono sconosciuti; si sa però che, secondo la tradizione del tempo, Puricelli era il cognome della madre.

Beata Giuliana spesso si rifugiava nella chiesa dove pregava con fervore per sottrarsi alle invettive del padre violento. Dopo anni di sofferenze, abbandonò la casa paterna per dirigersi al Sacro Monte di Varese dove si diceva vivesse una donna penitente in solitudine. La ragazza fuggì e raggiunse Caterina da Pallanza per condividere l’ideale di povertà. Fu Caterina a darle il nome di Giuliana per ricordare S.ta Giuliana che come lei era stata maltrattata dal padre. Attirate dalla loro fama di pie, accorsero altre donne. Il 10 novembre 1474 il pontefice Sisto IV concesse loro di fondare un chiostro e di vivere secondo la regola di S. Agostino. Successivamente la morte di Caterina, il 6 aprile 1478, Giuliana divenne badessa.

All’età di 74 anni fu colta da una forte malattia ed il 14 agosto 1501 morì dopo essere stata adagiata sulla nuda terra su sua richiesta. Nel 1729 fu concesso di praticare il libero culto delle due sante.

Una delle leggende che la riguardano afferma che dopo la sua morte Carlo V conquistò la Lombardia. Qualcuno parlò ai soldati di alcuni tesori nascosti nel cimitero delle monache. Questi andarono e scoperchiarono le tombe; ma quando ebbero aperto la tomba della Beata Giuliana la santa levò la mano per poi farla ricadere nella posizione in cui si trova tuttora. Il gesto della santa fu accompagnato da una scossa di terremoto che fece fuggire gli invasori.

 

LE OPERE RAFFIGURANTI LA BEATA GIULIANA

L’importanza della Beata Giuliana per gli abitanti di Busto Arsizio e di tutta la zona di Varese si può comprendere anche dalle numerose raffigurazioni, lapidi e statue a lei dedicate. Purtroppo alcune sono andate perdute, distrutte, o sono state rubate.

 

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