SCAMBIO CON
LA SVEZIA: LA NOSTRA ESPERIENZA
Quest’anno,
arrivati alla classe quarta, abbiamo finalmente potuto
fare un’esperienza nuova: lo scambio con la Svezia.
Ebbene sì, noi ragazzi della 4DI il 28 Marzo, abbiamo
preso il volo con destinazione Västerås.
Innanzitutto la prima cosa che abbiamo sentito arrivati
all’aeroporto è stato il freddo infatti la
temperatura era più o meno come la nostra invernale, e
quello che ho subito pensato è stata tornare al nostro
bellissimo clima italiano, ma senza sapere che, a parte
il clima, la Svezia nasconde tanti bellissimi pregi. Ciò
che però più mi ha impressionato è stata
l’accoglienza delle svedesi, che non appena saputo che
eravamo arrivati davanti alla loro scuola con un’ora
di anticipo ci sono subito corse incontro. È stato
bellissimo passare la prima serata nella casa della
propria partner, in particolare conoscere i genitori che
senza problemi parlavano inglese come se fosse la loro
lingua, in questo modo oltre ad instaurare un bel
rapporto con le nostre compagne, lo abbiamo creato
anche con i genitori che, già a metà settimana,
ci trattavano
come se fossimo loro figli! Anche le città che abbiamo
visitato sono bellissime come la capitale Stoccolma,
Uppsala e il
centro di Västerås dove abbiamo trascorso la maggior
parte del nostro tempo a visitare musei e negozi
tradizionali che ci hanno sicuramente colpito, e per
ultimo anche qualche ritaglio di tempo per fare
shopping. Da non dimenticare è il fatto che noi
italiani la sera siamo abituati ad uscire nei locali ma
in Svezia i minorenni non possono entrare nei pub e
nelle discoteche quindi ogni sera trovavamo il modo di
divertirci trovandoci a gruppetti nelle varie case per
vedere un film, ballare o semplicemente trascorrere la
serata chiacchierando in compagnia e alcuni di noi,
essendo maggiorenni hanno anche potuto passare una
serata in discoteca. Parlando della scuola siamo tutti
rimasti sbalorditi dalla grande diversità rispetto alla
nostra, infatti la loro è una scuola professionale e
tecnica grandissima dove imparano veri e propri lavori
come la parrucchiera, la stilista, oppure ci si può
dedicare al ballo, al canto, alla fotografia e tante
altre specialità.
L’impressione
che mi è rimasta della Svezia è bellissima, le persone
al contrario di quello che si pensa non hanno il cuore
di ghiaccio ma sono davvero molto simpatiche gentili e
disponibili, che dire..un’esperienza davvero stupenda
che rifarei senza alcun dubbio se non per il fatto che
il cibo,
ovviamente, non è paragonabile a quello italiano!!
Alessia
Ceriotti
PARTICOLARITA'
E SCOPERTE
Ebbene…lo
scambio con la Svezia non è certo stato privo di
momenti divertenti e di risate, così come di scoperte
di alcune particolarità. Da dove partire? Dal freddo
polare? Dai paesaggi così diversi dai nostri?
Certamente in un Paese con 9 milioni di abitanti ed una
superficie quasi doppia della nostra non dovevo
meravigliarmi di vedere un paesaggio simile a quello
degli Stati Uniti centrali: campi enormi, fattorie alla
Clark Kent, staccionate, alberi, foreste fino al ciglio
delle strade e pochi esseri viventi in vista. Ma le
somiglianze con gli Usa non si fermano qui, le
abitazioni sono
simili, anche nell’assenza di recinzioni e cancelli
(evidentemente il tasso di criminalità è molto più
basso del nostro); inoltre anche le necessità date da
un terreno così esteso e impervio hanno creato qualche
somiglianza per quanto riguarda i mezzi di trasporto.
Posto che la maggioranza delle auto è svedese (Saab e
Volvo) e che le altre case automobilistiche europee non
sono così rappresentate come in Italia (ho contato a
malapena una decina di Fiat, adatte più ad una nostra
città che al “nulla” svedese, pochissimi i
ciclomotori) non mancano certo i tipici Pick-Up
all’americana, che danno ancor più un aspetto da
Smallville ai paesaggi. Utilizzatissime le “verdi”
biciclette. Non sono proprio confrontabili i mezzi di
trasporto pubblici, evidentemente in Svezia devono aver
capito questo concetto così difficile per noi: pagare
il biglietto significa avere un mezzo decente. Finché
pagare la corsa continuerà ad essere un optional in
Italia ci sogneremo i loro mezzi. Treni silenziosi e
ipertecnologici, nuovi e lindi (neanche un segno sulle
fiancate dei vagoni), con numeroso personale addetto al
pagamento della tariffa, neanche un’immondizia sul
pavimento, sedili perfetti, porte automatiche di vetro,
schermi, servizio bar e bagni che sembrano sempre appena
puliti. Stessa cosa per gli autobus, dopo aver
constatato che anche nel Regno Unito per salire sul
mezzo occorre obbligatoriamente passare dal conducente,
comincio a domandarmi se solo in Italia pagare la corsa
sia uno sport poco praticato. Se penso ai treni che
abbiamo mostrato loro nelle nostre stazioni (e non entro
nel merito delle condizioni delle stazioni stesse!)
provo una certa vergogna… sempre in campo
automobilistico ho notato in più occasioni
(almeno sulle Volvo) la presenza di un
contachilometri arrivante fino a 280 Km\h e un contagiri
fino a 8000 giri rispetto ai nostri che sono più
limitati, segnale forse di motori più potenti adatti
agli enormi spazi e alle strade quasi deserte?
Ho
infatti appreso con stupore dalla mamma della mia
partner che
le autostrade svedesi sono di norma composte da due
corsie per ogni direzione, segno di un minor traffico:
in Italia abbiamo anche tratti con quattro corsie per
direzione di marcia. Inoltre il divisorio tra loro è
molto meno corposo del nostro e in alcuni tratti non è
presente neanche quello sul lato destro della
strada, che termina con un fosso e con i soliti alberi.
Sarebbe interessante confrontare i dati sui morti e
sugli incidenti stradali. Abbiamo appreso quanto la loro
parola “rinfresco” si pronunci alla stessa maniera
di una nostra parolaccia italiana e in tutt’altro
campo metto in risalto che il principio “pago e ho di
conseguenza un buon servizio” viene utilizzato anche
nei bagni sparsi nelle città.
In
questa settimana ho potuto apprezzare la libertà di
parlare liberalmente in italiano data
l’incomprensibilità per la maggior parte di svedesi,
già, finché non mi sono accorto che, oltre ai soliti
italiani trasferiti in tutto il mondo, alcuni svedesi
erano in grado di comprendere la nostra lingua, hanno
amici o coniuge di discendenza italiana o l’hanno
studiata a scuola. Chi l’avrebbe mai detto?
L’italiano insegnato alle scuole superiori in un Paese
nordico! Spiegano ciò dicendo che l’italiano è la
lingua della moda e della bellezza e una lingua colta.
Che
risate quando alcuni compagni sono stati insultati
perché individuati come italiani o hanno trovato ben
due persone di colore italiane, di cui una si è rivolta
loro addirittura nel dialetto della nostra zona! Non
entro nemmeno nel merito della scuola, neanche
confrontabile alle nostre, perfino alla nostra che è
una delle migliori della zona e in assoluto, si può
solo dire che è un mondo totalmente diverso, un diverso
approccio all’istruzione (e anche un diversissimo
budget ed una diversa tassazione per avere i fondi
necessari immagino) che consente di avere attrezzature
ed edifici di livello superiore in tutti i campi.
Sicuramente ciò è dato dalla diversa mentalità che
gli consente di svolgere autonomamente parte della
preparazione e soprattutto di non danneggiare in alcun
modo l’incredibile dotazione di attrezzature
scolastiche. Insomma un’autonomia che consente loro di
avere scuole di prim’ordine. Nonostante gli studenti
abbiano un grande peso sul funzionamento di tutto
l’Istituto e lo stesso rapporto tra docenti e alunni
sia praticamente
alla pari ciò non sembra avere effetti troppo negativi,
segno di una forte maturità. Ho invidiato inoltre la
possibilità durante l’inverno di pattinare e
camminare tranquillamente sul lago che si trova nei
pressi della città di Vasteras,
in teoria è quindi possibile raggiungere la
città in questo modo. Ma più in generale l’intero
loro rapporto con l’ambiente è differente: ne sono a
stretto contatto, sono molto più preoccupati di noi di
tematiche come la salvaguardia ambientale, hanno uno
stile di vita differente dal nostro, o quantomeno la
possibilità di scegliere di vivere in modo più
salutare e rispettoso una natura che certo non manca.
Alessandro
Pandolfi
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