IZEGEM

Dal 13 al 19 febbraio 2009 la classe 4BL dell’Istituto Tecnico Commerciale Enrico Tosi di Busto Arsizio, indirizzo Lingue e Culture, accompagnate dalle professoresse Carù Rosanna e Avino Molina Amparo, ha partecipato allo scambio con l’Istituto de Pelichy situato a Izegem, nella regione fiamminga del Belgio. Siamo partiti con l’aereo la mattina di venerdì 13 febbraio, diretti a Bruxelles, accolti da alcuni insegnanti dell’Istituto che ci hanno accompagnati con i mezzi pubblici ad Izegem, dove per la prima volta gli alunni italiani del Tosi hanno incontrato dal vivo i loro partner belga, avendo la settimana prima intrattenuto solo rapporti via e-mail. Sicuramente ciò che subito noi studenti italiani abbiamo notato è stata la differenza così marcata tra il nostro ambiente e il loro, specialmente per l’aspetto così pulito dei luoghi pubblici, seguita dallo stupore e curiosità una volta arrivati nella scuola. Essa è risultata molto differente dalla nostra, e da una parte ce lo aspettavamo tutti: non solo perché facente parte di uno Stato diverso, ma soprattutto per gli indirizzi differenti. Durante il tour per la scuola infatti abbiamo notato che le loro aule erano molto differenti dalle nostre, più colorate e sicuramente con molto più materiale pratico rispetto alle nostre, dotata inoltre di numerosi laboratori pratici su materie come la cucina, il cucito, o la materia che loro ci hanno spiegato come “care”, ovvero prendersi cura delle persone che ne hanno bisogno, in particolare di neonati e bambini molto piccoli, e di pazienti e malati. Siamo rimasti tutti positivamente colpiti dalla gentilezza ed estroversione dei nostri partner, che sembravano molto disinvolti a parlare con noi e fare subito amicizia con tutti. Forse era merito anche del fatto che loro erano in un ambiente familiare, noi no. Tuttavia con i giorni abbiamo tutti compreso che è una caratteristica loro essere molto gentili, disponibili e socievoli. Anche le professoresse erano dello stesso avviso. Il primo giorno è stato il più pieno di sorprese forse, in quanto tutti abbiamo conosciuto le nostre famiglie ospitanti, e abbiamo avuto i primi approcci con le loro abitudini quotidiane, usanze e luoghi comuni. Le diversità con la nostra realtà erano a volte più marcate, a volte meno, creando a qualcuno di noi qualche piccolo problema iniziale, risolto però in breve. Non si sono infatti rilevate problematiche tanto insormontabili da creare davvero disagio, perciò non ci sono stati episodi negativi. Il giorno dopo è stato per molti di noi molto pieno, in quanto era la giornata da spendere in famiglia. Abbiamo collezionato esperienze diverse, e ognuno di noi ha avuto occasione di capire meglio come si svolgessero i rapporti familiari nel tempo libero, di vedervi affinità e differenze con la propria realtà. Alcuni di noi però si sono attenuti alla tematica dello scambio, in quanto hanno accompagnato i partner in alcune loro attività abituali come l’occuparsi di bambini per alcune ore pomeridiane, facendoli giocare e preparando in anticipo attività per loro. Le famiglie sono risultate molto ospitali e gentili con tutti, non ci sono stati problemi e questo ha reso fieri e anche sollevati un po’ tutti. La maggior parte dei genitori e dei familiari inoltre parlavano inglese, e piuttosto discretamente. Questo ci ha portati a riflettere su quanto deve essere importante per un Paese piuttosto piccolo e con così tante diversità linguistiche al suo interno come il Belgio conoscere le lingue straniere. Infatti qualcuno di noi ha anche avuto rapporti con amici o familiari che conoscevano molte altre lingue, tra cui lo spagnolo, il francese, il tedesco e persino l’italiano. In questo giorno inoltre molti di noi hanno scoperto l’abitudine di usare sempre la bicicletta negli spostamenti, usanza a noi quasi sconosciuta. Alcuni di noi forse non erano abituati a tali tragitti con tali condizioni atmosferiche, trovando gli spostamenti un po’ difficili da affrontare, ma le strade erano molto diverse dalle nostre e c’erano ampi spazi dedicati alle piste ciclabili, con regole specifiche che ogni automobile era tenuta a rispettare per la salvaguardia dei ciclisti, quindi per nulla pericoloso. Abbiamo infatti trovato le strade molto diverse dalle nostre. Durante la visita ad Ostenda del giorno dopo invece, situata sulla costa belga, i professori ci hanno lasciato alcune ore di libertà in cui potevamo visitare come volevamo la città. Qui ci siamo divisi, formando gruppi di studenti italiani e belgi secondo le prime simpatie e rapporti creati. Era solo il terzo giorno ma si erano già venuti a creare rapporti molto saldi tra specialmente alcuni studenti partner o non, e questo è stato molto confortante e positivo. Noi ragazzi abbiamo quindi avuto la libertà di scegliere dove andare e cosa fare, senza la guida diretta di un adulto, e per noi italiani è stato specialmente costruttivo in quanto abbiamo dovuto pensare con responsabilità alle nostre azioni e programmare le nostre passeggiate, ci siamo trovati a dover fronteggiare una realtà totalmente diversa e sconosciuta in un Paese straniero con una lingua straniera, ed è stato molto stimolante per la maggior parte di noi. Abbiamo iniziato a metterci in gioco e sperimentare su campo le nostre competenze linguistiche e capacità di interagire in gruppo, discutere e decidere con i nostri partner in lingua inglese. E’ stata un’esperienza molto positiva per tutti. La città è inoltre piaciuta molto. Lunedì mattina siamo invece andati a scuola, per iniziare a lavorare sul progetto, e specificatamente abbiamo lavorato molto sul dibattito e lo scambio di idee su problematiche comuni, che coinvolgessero il tema “care”: abbiamo ad esempio trattato e riflettuto sulle coppie omosessuali che volessero adottare un bambino, sull’alcool visto o meno come droga e dipendenza letale, bambini che crescono con un solo genitore, l’elemosina e i motivi più comuni per cui ci siano i senzatetto. Abbiamo lavorato in gruppi misti e li abbiamo cambiati abbastanza spesso: ciò ha aiutato molto non solo la possibilità di conoscere meglio le loro idee ed esporre le nostre, ma ci ha anche messi alla prova come persone e come gruppo, ci ha spronati a pensare con la nostra testa e a schierarci, a dibattere ed argomentare, sostenere le nostre idee e contestare le tesi altrui. Ci siamo trovati spesso schierati gli uni contro gli altri, a volte notando quanto fossimo simili tra di noi, altre volte notando come tra italiani e belgi c’erano delle tesi di fondo contrastanti e non in comune, dovute alle nostre diverse realtà che influenzano la nostra vita quotidiana. Infine ogni gruppo ha elencato le proprie conclusioni, con possibilità degli altri di interagire e instaurare nuovi dibattiti. E’ stata un’esperienza molto costruttiva e ha interessato e stimolato tutti sotto ogni punto di vista ed aspetto. Il pomeriggio indimenticabile è stata la visita alla città di Bruxelles, capitale del Belgio e importantissima sede per le sedute di organi dell’Unione Europea. Anche qui, dopo un tour per vedere i monumenti più importanti, abbiamo avuto momenti liberi in cui ci siamo messi in gioco girando da soli la città e usando le nostre capacità di lingua e spesso anche dovendo utilizzare molto senso dell’orientamento per non perderci, essendo Bruxelles così grande e affollata. Alcuni di noi hanno anche avuto occasioni di parlare un po’ di francese, ma ben poco dato che solo metà della classe lo studia. Martedì mattina è stato interamente dedicato al tema del progetto. Dopo i dibattiti e lo scambio di idee dei giorni precedenti, le presentazioni da parte nostra della realtà italiana è stata rimandata a giovedì per permettere un maggiore impiego di tempo sul settore pratico dell’attività. Infatti siamo stati divisi in cinque gruppi, formati dalle studentesse che hanno lavorato su uno specifico ramo del tema e i loro partner italiani, e grazie alle immancabili biciclette ci siamo spostati dalla sede scolastica per incontrare realtà di volontariato. Un gruppo ha visitato una sede di distribuzione gratuita di cibo ai senzatetto e alle persone in difficoltà, parlando e ascoltando le spiegazioni della dirigente del movimento che si estende per tutto il Belgio diviso per regioni. Un altro ha invece visitato un centro di recupero per persone in degrado mentale e fisico, e forse è stato l’episodio più toccante per certi versi. Il terzo gruppo è stato accompagnato a visitare invece un centro per anziani, mentre il quarto ha visitato una sede che si occupava di bambini, sempre tutto formato secondo volontariato e per persone bisognose, quindi nel tema “care”. L’ultimo ha invece visitato l’“Asylum Seekers”, uno dei centri di assistenza gestiti dalla Croce Rossa Belga che si occupa di accogliere e dare ristoro e aiuto agli immigrati che chiedono asilo essendo fuggiti dal loro Paese d’origine per ragioni ad esempio politiche, ideologiche, religiose. Il responsabile del centro ha loro spiegato che agli immigrati accolti è data una “paghetta” giornaliera per dei “lavoretti”, per permetter loro di guadagnare qualcosa e guadagnarsi il minimo indispensabile per vivere, e li aiuta ad integrarsi ed inserirsi dando loro opportunità di uscire dal centro una volta a settimana. Nell’edificio è inoltre presente un minimarket dove essi possono procurarsi ciò di cui hanno bisogno. La mattinata è passata velocemente e ha interessato tutti, perché se da una parte parlarne e schierarsi con tesi ed ipotesi è impegnativo, non è toccante e non fa magari riflettere tanto quanto riscontrare sulla propria pelle tali condizioni. Vedere in prima persona e in campo pratico le persone bisognose, e i volontari all’opera, i loro strumenti e il loro ambiente, è stato molto più coinvolgente e ad alcuni di noi sicuramente ha lasciato una traccia ben visibile dentro, ritrovandosi di petto in realtà mai riscontrate e solo ipotizzate, teoriche. Ciò è stato fondamentale a sensibilizzare maggiormente ognuno di noi, ad interessarlo più personalmente e soggettivamente al tema trattato. Nei giorni seguenti non abbiamo avuto un solo minuto di riposo, in quanto abbiamo visitato diverse città tra le quali Bruges, Ypres e il Museo di Ghent. Della prima abbiamo tutti apprezzato il paesaggio e le costruzioni pittoresche, ammirato cattedrali e opere importanti come la Madonna col Bambino di Michelangelo; della seconda siamo rimasti molto impressi dal Museo dedicato alla Prima Guerra Mondiale, molto toccante, che ci ha sensibilizzati molto e fatto riflettere su quel periodo della nostra storia, riprendendo ancora il tema “care” parlando delle conseguenze pensate per i soldati sopravvissuti alla guerra, spesso menomati fisicamente, e sempre mentalmente sconvolti da ciò. Ad approfondire tale discorso e riflessioni si sono aggiunte le visite ai due cimiteri più importanti dedicati ai caduti di alcune importanti battaglie che avevano coinvolto anche soldati Inglesi. L’ultimo giorno è stato il più impegnativo forse, in quanto abbiamo non solo lavorato sui nostri progetti già preparati in Italia per l’argomento scelto, ma abbiamo anche visitato il Museo di Ghent, piaciuto a tutti ma che ci ha lasciato con molti pensieri e riflessioni, essendo esso dedicato alla storia della psichiatria dal Medioevo in poi. Dopo infatti aver dedicato la prima parte della mattinata a presentare la realtà italiana focalizzandoci specialmente sul volontariato, a gruppi rispetto il tema particolare trattato, come ad esempio il volontariato per anziani, per emarginati, tossicodipendenti, bambini e disabili, aiutati da video o altri documenti preparati già in Italia, i nostri partner ci hanno portato a visitare velocemente Izegem, con cenni storici agli edifici in una sorta di “caccia al tesoro” che implicava invece il cercare delle risposte grazie a posti visitati, e conseguentemente con l’autobus ci siamo diretti a Ghent, parlando ancora di “care” e focalizzandoci sui portatori di handicap e come essi siano stati trattati e abbiano vissuto dal passato fino ad oggi, grazie anche l’aiuto di una guida che ci mostrava lungo il museo i passi più importanti e lampanti. Riassumendo abbiamo fatto attenzione a molte differenze con l’Italia, come ad esempio la precisione dei mezzi pubblici, il rispetto per la “cosa pubblica” e la pulizia impeccabile delle strade, senza contare la disponibilità di qualsiasi persona incontravamo anche per strada, disposta ad ascoltarci ed aiutarci, e le immancabili scampagnate in bicicletta tra i campi e il verde sotto un cielo sempre grigio, purtroppo. E non dimentichiamo il cibo, che non ha creato in nessuno di noi fondamentali problemi, ma che tutti abbiamo notato per diverso dai nostri tipici e salutari piatti italiani. Sfiniti ma davvero soddisfatti e felici della settimana siamo partiti per l’aeroporto di Bruxelles, salutando i nostri partner contando già i giorni mancanti al loro arrivo in Italia. Ci sono stati tra noi anche molti studenti che emozionati non volevano andarsene, infatti l’esperienza è stata per tutti estremamente positiva e costruttiva, e ognuno di noi ha portato con sé un importante tassello che ci ha arricchiti in modo fondamentale: abbiamo avuto una notevole e non trascurabile occasione per crescere e confrontarci con altre realtà, conoscere un mondo al di fuori del nostro piccolo ed entrare in relazione con esso, e ciò è stato utile ad ognuno di noi sia in campo di competenze specifiche, sia nel nostro ambito umano ed emotivo. Un’esperienza senza dubbio magnifica che noi tutti ricorderemo per sempre e porteremo sempre con noi.