Deurne: ovvero gli stereotipi
Lo scambio in Olanda, per imparare divertendosi
E’ da molti anni che l'istituto Tecnico Commerciale Enrico Tosi, offre la possibilità ai suoi studenti di effettuare uno o due scambi culturali all'estero nel corso del triennio. Una possibilità molto importante per i giovani e fondamentale soprattutto per quelli che studiano più lingue straniere; noi abbiamo avuto la fortuna di andare in scambio due volte e quest'anno, la nostra meta è stata: l'Olanda.
Non è nemmeno passato un mese dall’inizio dell’anno scolastico, e già ci ritroviamo davanti a scuola con valigie e borse come se dovessimo partire per chissà quanto tempo, ma si sa, …noi ragazzi esageriamo sempre, ci portiamo dietro troppi generi di conforto, è forse un segno della nostra insicurezza?
Ovviamente c’è chi non vede l’ora di partire e chi invece è un po’ titubante, ma tutti quanti siamo curiosi di vedere cosa ci aspetta, la famiglia in cui vivremo per una settimana e, soprattutto, i nostri partner, che abbiamo sentito solamente via mail o su messenger.
E’ la seconda volta che viviamo l’esperienza dello scambio, quindi per noi non è una cosa del tutto nuova, lo è invece la meta Olanda.
Ce ne hanno parlato tutti come di un luogo dove la gente si sposta sempre in bicicletta, dove la giornata è scandita da orari un po’ diversi dai nostri; ma sarà poi vero?
Il tema dello scambio è: ‘ gli stereotipi’, un argomento da indagare che forse ci aiuterà a superare i luoghi comuni .
Dopo un interminabile viaggio d’andata in autobus arriviamo finalmente a Deurne. Notiamo che le strade sono fiancheggiate da casine minuscole, composte, circondate da ordinatissimi giardini con siepi ben disciplinate, decorati con zucche colorate, cesti di vimini e tante eriche, gli olandesi hanno una particolare cura per questo spazio concepito come un prolungamento della casa. Ampi viali alberati con piste ciclabili attraversano la piccola cittadina e ci stupisce il fatto che tutto appare deserto, sono appena le nove di sera, le finestre delle case appaiono illuminate, ma in giro non c’è proprio nessuno!
In una settimana abbiamo vissuto un concentrato di esperienze; tutte diverse. Prima di partire sapevamo che avremmo dovuto sperimentare la “ bici” e non ne eravamo troppo entusiasti perché l’auto è la nostra abitudine, la nostra comodità; non immaginavamo davvero cosa comportasse veramente tornare a casa la sera a tarda ora da scuola o da qualche appuntamento conviviale pedalando sotto la pioggia. Ma …. sapete qual è il paradosso? Che con gioia saltavamo in sella ed era davvero divertente . In breve tempo “ la stranezza “ è diventata per noi lieta consuetudine, e.. ogni nostra mossa incerta diventava motivo di scherno e di allegria!
L'organizzazione delle attività è stata intensa ed eccellente: ogni ora delle nostre giornate era attentamente organizzata, scandita da consegne da sviluppare, appuntamenti, incontri; momenti di lavoro e di socializzazione.
Abbiamo visitato due città: Amsterdam e Maastricht. Amsterdam ci ha stupito per i suoi contrasti sembra quasi un paese a sé, così diversa dalla campagna di Deurne, é imponente e allo stesso tempo “tipica” per la presenza dei canali navigabili, caratterizzata da architetture diversificate: moderni grattacieli costruiti con la trasparenza del cristallo e costruzioni austere in mattoni rossi che ricordano i suoi scambi commerciali con i paesi del nord, raccolte piazze medievali e sfarzose testimonianze settecentesche del Secolo d'oro, sono il segno della sua storia.
In una settimana abbiamo imparato ad apprezzare il cibo olandese che spesso mescola il dolce al salato e usa i nostri primi come contorni, non ci siamo lamentati mai, abbiamo sperimentato anche con divertimento, ma.. dopo una settimana un bel piatto di pasta al sugo risultava a tutti noi davvero gradito, e allora ci siamo dati da fare, abbiamo cucinato “ italiano” per la famiglia ospitante e con discreto successo . Ci siamo abituati agli orari, a parlare inglese e a farci capire, a superare le nostre ritrosie; in una settimana ci siamo ricreduti: i nostri stereotipi erano davvero infondati. Innanzitutto ciò che pensiamo di noi è uno stereotipo: pensiamo di non poter resistere senza la mamma, gli amici abituali, le cose che danno sicurezza e invece scopriamo che ne possiamo fare a meno per un po’, che la lontananza ne aumenta il valore e l’apprezzamento, che spesso i nostri limiti diventano ostacolo anziché sfida e… che la cultura con cui ci stavamo confrontando, in fondo non era poi cosi diversa dalla nostra!
Ma dobbiamo ammettere che la maggior parte del merito è stato dei nostri partner e dei professori: non ci hanno lasciati soli un istante e (finalmente, lo diciamo sottovoce) non ci hanno annoiato. Le attività attraverso cui imparavamo ad esprimerci erano divertenti e varie, finalizzate a farci socializzare e conoscere meglio.
In conclusione, è stata un’esperienza davvero positiva (soprattutto per l’utilizzo della lingua inglese) che consigliamo a tutti quanti ne avranno la possibilità; abbiamo apprezzato così tanto questa settimana che, per un po’, ne abbiamo provato nostalgia; ora aspettiamo la seconda parte dello scambio, e siamo ancora più ottimisti!
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