Quanto tempo è realmente necessario per poter dire di aver vissuto in pieno l’american way of life?? E quanto invece ne serve per sentirsi a tutti gli effetti un cittadino “del mondo”, oltre che italiano ed europeo?? 1 anno? 6 mesi? Una vita intera?
Beh, a dire la verità, i 12 giorni che abbiamo passato oltreoceano, sono stati un’opportunità preziosissima, una possibilità per conoscere una realtà ed una quotidianità per moltissimi aspetti diversa da quella a cui siamo abituati, quella italiana; si è trattato infatti di uno scambio culturale internazionale ed extraeuropeo che ci ha arricchito sotto molti punti di vista,  partendo da quello didattico ed educativo, per arrivare anche a quello dei legami interpersonali e anche affettivi con le rispettive host families.
12 giorni passati attraversando 4 Stati (New Jersey, New York, Pennsylvania e Maryland) che, pur essendo parte della stessa grande confederazione, gli Stati Uniti d’America,  ne rappresentano facce ben diverse.
Un’esperienza partita coi 3 giorni vissuti a New York City, conosciuta anche come la “Grande Mela”, o “La città che non dorme mai”, dove,  nonostante il maltempo e la tipica pioggia che la contraddistingue, abbiamo potuto sentirci parte di quel sentimento di tolleranza e di quel “meltin’ pot” pienamente realizzato nei decenni tra persone di origini e credenze religiose diverse.
Una città estremamente viva e laboriosa, centro della finanza e del mercato borsistico mondiale, che conserva però una grave ferita, ancora aperta e dolorosa. Una ferita che si chiama 11 settembre 2001, una data indelebile e incancellabile nella memoria dei newyorkesi (come del resto del mondo), gente che vuole verità e giustizia, proprio come sembrano chiederle le anime dei caduti nel crollo delle Twin Towers e degli altri edifici del WTC, che sembrano vivere ancora nel silenzio di Ground Zero. Un silenzio che sembra assordante.
Non come quello della Pennsylvania, dove invece la quiete e l’assoluta tranquillità delle zone boschive, delle colline e dei campi hanno fatto da sfondo  alla settimana passata da noi studenti insieme alle nostre host families e ai nostri partners.
7 giorni fortemente educativi, che ci hanno reso ancor più consapevoli della diversità tra la vita europea ed americana, pur essendo entrambe le aree geografiche facenti parte del “mondo occidentale”. Diversità affrontate ed accettate anche e soprattutto grazie all’uso quotidiano della lingua inglese, sempre più lingua universale: sia nell’uso economico, formale e scolastico che in quello informale e familiare.
7 giorni vissuti anche frequentando una scuola superiore privata americana, anch’essa esempio di serietà e professionalità, pur non essendo vicina al nostro modello di organizzazione scolastica.
Seguire i corsi (chimica, matematica, geometria, storia americana, latino, spagnolo, francese, ecc…), ovviamente in lingua inglese, è stato qualcosa che ci ha davvero arricchito, proprio come le visite d’istruzione a Philadelphia, la città dell’amore fraterno  in cui venne firmata la carta d’Indipendenza il 4 luglio 1776; e quella nella contea contadina di Lancaster, patria di uno dei più particolari gruppi religiosi degli Stati Uniti, gli Amish, tristemente famosi per il crudele assassinio di 4 bambini e 2 insegnanti avvenuto poco più di un mese fa a causa di uno psicopatico.
La nostra permanenza negli Stati Uniti si è conclusa poi con 2 stupendi giorni a Washington DC.
Una città che, pur essendo la capitale del più potente Stato del pianeta Terra, non offre quell’immagine di metropoli fortemente urbanizzata come NYC, Philadelphia o come le grandi città della West Coast, ma lascia intravedere l’aspetto forse più bello degli USA: l’aria di patriottismo che aleggia su tutto, rendendolo tranquillo e sereno.
Edifici come la Casa Bianca, il Lincoln Memorial, il World War II Memorial, lo US Capitol (solo per farne qualche esempio), con il loro stile classico ispirato all’antica Roma, e gli innumerevoli musei (gratuiti) con la loro solennità, trasmettono vere emozioni a chi, come noi, ha avuto la fortuna di vederli e visitarli.
E tutto ciò che abbiamo visto, provato, vissuto, tutto ciò che ci ha emozionato, che ci è piaciuto o meno nei luoghi visitati, rimarrà per noi, studenti dell’ITC Tosi andati in scambio in Pennsylvania, qualcosa di prezioso per la nostra vita.
Non solo di studenti, ma anche di uomini.

Marco Borghi, 5AC