ALESSANDRO MANZONI

Introduzione Inni Sacri Opere Teatrali
Differenze con la Restaurazione
Poetica Il 5 Maggio I Promessi Sposi

 

INTRODUZIONE

Autore più importante del Romanticismo italiano: se Foscolo si avvicinava a ideali romantici nel Manzoni questi sostituiscono quelli Neoclassici.

Pag. 126

Manzoni nasce nel 1785 (in piena epoca illuminista; alle porte della Rivoluzione Francese) e muore nel 1873.

Nasce dal Conte Pietro Manzoni e da Giulia Beccaria (figlia del famoso Cesare Beccaria): il matrimonio era combinato e Giulia si separa presto e si trasferisce a vivere a Parigi con il Conte Imbonati. Manzoni rimasto a vivere con il padre ricevete un’educazione in collegi dei preti, di cui non vorrà più sentir parlare fino in età adulta. Alla morte del padre e di Imbonati si trasferirà a Parigi con la madre dove riceverà grandi insegnamenti soprattutto di basi illuministe da parte di importanti illuministi parigini del tempo: in effetti la storia di Renzo e Lucia è la storia di un’ingiustizia (tema caro alla famiglia materna).

Giovinezza dissipata: facile ed agiata.

Grande passione per la letteratura.

3 Città: Milano (città che gli diede i natali e in cui visse i primi anni della sua vita); Parigi (città in cui visse per molti anni e a cui rimase legato per la madre e per gli insegnamenti culturali-illuministi che gli furono dati da uomini di grande cultura ("ideologi"); conobbe Fauriel con cui rimase grande amico epistolare e che lo indirizzo verso la passione per la storia dei popoli); Firenze (patri della lingua italiana dove il Manzoni risiedette a lungo per trovare un linguaggio capibile in tutta l’Italia dove fino ad allora si parlavano una serie di dialetti molto diversi tra loro = Manzoni padre della lingua italiana).

Matrimonio con Enrichetta Blondel: celebrato prima civilmente, poi con il rito calvinista e infine nel 1810 con il rito cristiano dopo la "Conversione". Il matrimonio fu combinato dalla madre Giulia che voleva che il figlio mettesse la testa a posto: lei aveva 16 anni e veniva da una famiglia di Ginevra molto calvinista, legata profondamente alla tradizione dei calvinisti. Quello che doveva inizialmente essere uno dei soliti matrimoni combinati si trasformò ben presto in un profondo legame d’amore. (Enrichetta = Lucia). Con il tempo questo matrimonio porta Manzoni verso un ritorno alla religione: Enrichetta decide di convertirsi al Cattolicesimo e viene seguita da Manzoni che si riavvicina al Cattolicesimo.

ANNO DELLA CONVERSIONE = 1810: il Cattolicesimo diventa il vero ispiratore di Manzoni = i coniugi si trasferiscono a Milano lasciando definitivamente Parigi.

Fino ad allora Manzoni aveva scritto solo poemetti e opere Neoclassiche. Ora, invece, l’autore abbraccia gli ideali Romantici.

ROMANTICISMO = nasce in Germania sulle basi di valori prettamente germanici ed ottenne larga diffusione anche in Italia. Ciò che lo caratterizzò fortemente fu la riscoperta della Religione, soprattutto quella Cristiana, che per gli Illuministi ed i Neoclassici era un coacervo di fantasie e un distruttore di civiltà evolute.

La vita del Manzoni diventa familiare, interamente dedicata alla scrittura; senza nessun fatto eclatante tranne le morti premature di tutti i suoi figli.

Le opere più importanti sono state scritte tra il 1816 ed il 1827 = subito dopo la Conversione. Dal 1827 al 1873 non ha scritto più nessun capolavoro: dopo aver finito i Promessi Sposi non ha scritto altro che saggi di poca importanza = il Manzoni è riuscito a racchiudere tutto quello che voleva comunicare in quei 10 anni d’oro. Infatti dal 1827, con la pubblicazione dei Promessi Sposi, ottenne molta fama.

Ha sempre sofferto di un forte esaurimento nervoso che è diventato una fobia: da vecchio aveva addirittura paura di uscire da solo in strada. Questo problema si era però già verificato durante i matrimoni tra Napoleone e la figlia dell’Imperatore d’Austria: durante i festeggiamenti perde di vista Enrichetta e per la paura che lo sopraffò si rifugiò in un fienile e promette a Dio di ritornare sulla retta via se lo avesse aiutato nel ritrovare la moglie.

Enrichetta muore nel 1833 e lui cade in una crisi profonda che gli fa quasi perdere la fede. Si risposò anni dopo con Teresa Borri di Busto nonostante le molteplici critiche che vennero mosse a suo sfavore.


INNI SACRI (pag. 131)

Prima opera dopo la conversione: gli inni sono un componimento religioso simile all’ode = ne voleva scrivere 12, come gli apostoli e come le più importanti ricorrenze Cattoliche, dedicato ognuno ad un Dogma (verità rivelate): ne riuscì a scrivere solo 5: "la Resurrezione"; "il nome di Maria"; "il Natale"; "la Crocifissione"; "la Pentecoste" (unico veramente riuscito: 50 giorni dopo la morte di Gesù scende sugli apostoli lo Spirito Santo)


OPERE TEATRALI

Manzoni coltivò molto la passione per la tragedia tanto che ne scrisse due, tra il 1816 e il 1822, di larghissimo successo:

_Il conte di Carmagnola

_Adelchi

Le tragedie sono opere scritte in versi destinate alla recitazione - Sono state riscoperte e rilanciate da Vittorio Alfieri - Presso i Greci era la forma più alta di Arte - Trattano di temi importantissimi con personaggi altrettanto importanti e di alta levatura sociale (non gente umile che poteva essere protagonista solo di commedie a lieto fine), che spesso presentavano un finale tragico - La tragedia tratta di realtà non quotidiane; mentre la commedia è legata a realtà umili e comuni.

Entrambe le tragedie del Manzoni sono tragedie storiche in cui l’importanza della storia è fondamentale (Romanticismo =/= per gli Illuministi come Cartesio, studiare storia era come perdere tempo facendo turismo).

DRAMMA DEL POTERE = come nell’Alfieri, nel Manzoni si ritrova un tema comune: i protagonisti iniziano le loro avventure in una condizione di detenzione del potere che perde, ritrovandosi in un mare di guai che conducono al carcere, alla prigionia ed infine alla morte. In questo contesto si inserisce anche il concetto di tragedia storica: ciò che il Manzoni narra sono drammi del potere realmente accaduti e documentati.

Il conte di Carmagnola

Il conte di Carmagnola era un capitano di ventura della prima metà del 1400 che dopo aver prestato servizio a lungo per il Ducato di Milano si trasferì a Venezia per comandare le truppe venete. Il destino volle che fu costretto a comandare anche una battaglia contro le truppe mercenarie di Milano: le sconfisse ma non le inseguì per fare prigionieri (era solito tra due eserciti di soldati mercenari non fare prigionieri e addirittura non inseguire gli sconfitti). Il Senato di Venezia avvisato del comportamento del Conte e anche influenzato da antagonisti dello stesso, lo condannò

per alto tradimento alla pena di morte = Dramma del peccato, del potere e dell’ingiustizia.

Dalla lettura dell’opera si capisce come il Manzoni simpatizzi essenzialmente per il Conte che rappresenta il Potere Militare, mentre disdegni il Senato che rappresenta il Potere Politico = risalta la simpatia del Manzoni per le virtù militari = Questo fatto è sostenuto dagli avvenimenti storici dei primi anni del 1800: nel 1814-15 si sviluppò il dramma di Napoleone che dopo essere stato sconfitto a Waterloo e dopo aver visto la disgregazione del suo Impero fu costretto all’esilio sull’isola di Sant’Elena; questi avvenimenti sconvolsero soprattutto il Manzoni a causa dell’abuso del potere politico attuato da Austria e Russia nella spartizione dell’Europa e soprattutto dell’Italia.

Adelchi

Adelchi è il figlio dell’ultimo Re Longobardo, Desiderio: i Longobardi furono uno dei popoli barbari che invasero il Centro-Nord Italia dopo la caduta dell’Impero Romano tra il 400 e il 500 d.C. e furono sconfitto da CarloMagno chiamato dal Papa in suo soccorso.

1° atto

CarloMagno aveva sposato Ermengarda, figlia di Desiderio ma la ripudia quando dopo essere stato chiamato dal Papa decide di scendere in Italia per combattere i Longobardi. Ermengarda cade in una crisi profonda a causa del suo completo amore per Carlo: dopo il ritorno a casa si ritirerà in un convento per finire i suoi giorni lontano dal mondo. Desiderio decide di muovere guerra contro CarloMagno.

Nel primo atto si delinea lo schema dei personaggi:

Adelchi: figlio di Desiderio;

Desiderio: Re dei Longobardi;

Anfrido: fedele scudiero nonché miglior amico di Adelchi;

Svarto: soldato ambizioso che con altri suoi compari decide di allearsi con Carlo dubitando delle possibilità di vittoria dell’esercito longobardo.

2° atto

Mentre Pietro (commissario papale) cerca di convincere Carlo a non demordere nonostante l’invalicabilità delle Chiuse, il dicono di Ravenna, Martino, confida all’Imperatore un passaggio segreto per aggirare le Chiuse e attaccare il campo longobardo da un lato indifeso.

3° atto

Nel campo longobardo Adelchi confida ad Anfrido il suo desiderio di Gloria (ideale romantico che si ottiene con grandi imprese) che sente irrealizzabile. I Franchi attaccano e nello scontro Anfrido muore eroicamente. L’esercito longobardo si divide in due: una parte, comandata da Svarto di pone agli ordini di Carlo; l’altra si divide ulteriormente in due e segue Adelchi a Verona, Desiderio a Pavia.

L’atto si chiude con un CORO: Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti (T105a - pag. 899); con il coro l’autore dell’opera si riserva una parte per fare commenti = entrano in palcoscenico attori non protagonisti che presentano le riflessioni dell’autore sottoforma di canto.

T 105 A

Parole piane = accento sulla penultima sillaba.

tronche = accento sull’ultima sillaba.

Si parla degli italiani (tema patriottico = tragedia della patria) che combattendosi tra loro rischiano di esporre il fianco agli invasori stranieri. I Longobardi del 700 fanno venire in mente gli austriaci del 1800. I Franchi sono invece i francesi di Napoleone, tiranno illusore che ha dato speranze al popolo italiano di liberarlo dalla dominazione straniera pur essendo lui stesso uno straniero = sin dal Trattato di Campoformio si era capito che i francesi volevano dominare l’Italia. Ma gli italiani di allora non si accorgono di queste finezze e accorrono ad assistere gioiosamente alla sconfitta dei Longobardi dai quali saranno in seguito ancora dominati con l’appoggio dei francesi.

Versi 1-6

Da 2 secoli non si combattono più guerre ed il popolo latino è abituato alla servitù: nel mondo antico, comanda che combatteva in guerra, mentre chi veniva sottomesso era costretto alla servitù = il rumore di battagli è una grande novità.

Versi 7-12

Orgoglio di essere discendenti dei romani che conquistarono il mondo.

Versi 13-18

Timore = del castigo longobardo

Il popolo latino vede per la prima volta i suoi dominatori in fuga, sconfitti.

Versi 19-24

Longobardi simili a bestie, "fere", impaurite che cercano affannosamente un nascondiglio, una tana; dove le donne longobarde li guardano senza il solito sguardo superbo e minaccioso e con la faccia pallida, pensosi.

Versi 25-30

La guerra è descritta dal Manzoni cristiano come una cosa bestiale = una caccia: infatti i nobili si allenavano alla guerra in tempo di pace andando a caccia

Versi 31-60

Interviene il Manzoni che si rivolge al pubblico presente a teatro; chiede, infine, in modo altamente ironico se il premio da attribuire ai Franchi per quello che dovettero affrontare è liberare dalla schiavitù un popolo diviso e straniero, di cambiargli il destino.

Ruine = rovine dell’impero romano.

Imbelli: non adatti alla guerra = in (non) bellum (guerra).

Versi 61-66

Franchi e Longobardi si mescolano e governano insieme opprimendo (stare sul collo) il popolo italiano.

Servi = greggi = animali: i servi venivano trattati come bestie, come merce da spartirsi.

In fin dei conti al popolo latino dominato dai Longobardi successe ciò che è accaduto al popolo padano nel 1800: due popoli stranieri (Francia ed Austria) combattono per il dominio su un altro popolo (Italia).

PROBLEMATICHE POLITICHE, STORICHE E RELIGIOSE: la libertà sembra che sia degna solo di coloro che combattono e che vanno in guerra = l’insegnamento di Dio è l’esatto opposto.

4° atto

Muore Ermengarda dopo aver appreso la notizia che Carlo ha contratto nuove nozze.

Alla scena segue il Coro Sparsa le trecce morbide (T105b - pag. 901).

T 105 B

Il coro che viene presentato nell’atto 4° si riferisce alla morte di Ermengarda: TRAGEDIA DEL RIPUDIO. Lei e suo fratello Adelchi sono i due personaggi su cui le tragedia si realizzano: Ermengarda dopo essere stata ripudiata si rinchiude in un convento a Brescia dove morirà per il dolore dato dall’amore per CarloMagno

SCHEMA METRICO: strofe di 6 versi settenari, sdruccioli i versi dispari, piani e rimati il 2° ed il 4°, mentre è tronco l’ultimo (= verso un po’ artificioso ma adatto al contesto di morte e tragedia del Coro).

Con le morbide trecce adagiate sul petto che sussulta affannosamente, con le mani (palme) abbandonate (lenta) e con il viso pallido e sofferente di morte imminente, giace Ermengarda, donna di grande pietà (pia), mentre il suo sguardo, tipico dei moribondi, erra alla ricerca del Paradiso. Intanto il pianto intorno a lei cessa e iniziano le preghiere delle sorelle: una mano gelida e leggera (quella della morte) cala sul suo viso e le abbassa le palpebre oscurando la pupilla azzurra.

Ora il Manzoni si rivolge all’anima di Ermengarda = Sgombra, o nobile, i pensieri dolorosi che portavi nella mente angosciata; leva a Dio un puro pensiero di offerta (offriti a Lui): il Paradiso è la meta della tua lunga sofferenza terrestre. Il destino terreno della povera Ermengarda era immutabile: Dio non le avrebbe mai concesso di dimenticare Carlo come lei voleva perché per destino per salire in Paradiso tra i Santi doveva soffrire in terra = la sofferenza la rende santa al cospetto dei Santi del Paradiso. [TEMA DELLA DIMENTICANZA: con questo termine si vuole indicare il fatto che nei momenti infelici della vita salgono alla mente i ricordi felici = il Manzoni richiama spesso questo tema, quanto nei Promessi Sposi, tanto nel "5 Maggio".] Nel buio delle notti trascorse insonni tra i chiostri, da sola, ai piedi degli altari a chiedere a Dio di dimenticare Carlo, venivano inconsciamente alla memoria tutti i momenti più lieti passati alla corte francese con l’amato quando, ignara del suo traditore avvenire, ubriaca di felicità, respirò la salutare aria della terra Franca apparendo in mezzo alle spose di Francia. Quando da una collina vedeva, con i capelli ornati da gemme, le immagini (Carlo che cavalcava chino a crine sciolto, seguito dalla furia degli altri cavalli e dai cani ansanti che costringevano il cinghiale ad uscire dal cespuglio, scoprendosi) della caccia culminante con l’uccisione del cinghiale: Ermengarda alla vista del sangue impallidiva e ritirava lo sguardo, per un terrore che la rendeva più bella. Infine Carlo, toltosi la maglia di ferro si andava a lavare alla Mosa (fiume di Aquisgrana) per levarsi di dosso il nobile sudore della fatica ( il sudore degli italiani e un "servo sudore").

Dal verso 61 all’84 Manzoni fa una similitudine; parla della Rugiada (che di notte da’ refrigerio al fiore, ma è anche la parola amica di una suora che le dice di pregare sempre e solo Dio) e del Sole (ricordo di Carlo che torna, e anche oggetto della natura che quando sorge uccide il fiore con la forza e l’impetuosità dei suoi raggi).

Il Manzoni ora torna a rivolgersi ad Ermengarda. Scaccia dalla tua mente angosciata le passioni, eleva a Dio un canto eterno: nel suolo (= Lombardia) che dovrà ricoprire le tue spoglie sono sepolte altre spose che come te sono morte di dolore causato dall’amore, sono donne che hanno perso il fidanzato o i figli morti in battaglia, trafitti dalle spade longobarde. Tu, che discendi dalla famiglia regnante dei Longobardi, colpevoli oppressori, la cui legge era quella del più forte e la virtù stava nel fatto di essere maggiore di numero e la gloria nel non aver pietà dei deboli, fosti collocata dalla PROVVIDA SVENTURA tra gli oppressi: muori dunque tra il pianto delle suore, dove nessuno oserà insultare le tue spoglie. Muori e sul tuo volto torni la pace com’era quando, ignara di un traditore avvenire (v. 31), esprimeva solo lievi pensieri. Così come il sole tramontante dietro i monti, da dietro le nuvole trova uno spiraglio per arrossare il vibrante occidente ed augurare al religioso contadino un giorno sereno.

PROVVIDA SVENTURA = sventura mandata dalla provvidenza: noi viviamo in un mondo di malvagi destinati all’inferno: Dio manda a qualcuno di questi la sventura per purificarli e renderli diversi dai malvagi: in questo modo chi prima era oppressore diviene oppresso (per Manzoni o sei l’uno o sei l’altro: non puoi stare nel mezzo) = Ermengarda da oppressore, grazie alla Provvida Sventura diventa oppressa e le si aprono così le porte del Paradiso. - La vicinanza dei due termini costituisce un ossimoro: figura retorica che consiste nell’accostamento di due termini di significato opposto: se soffrirai sulla terra avrai la possibilità di conquistare il Paradiso.

Segue l’accordo tra Svarto, ora nobile del Regno dei Franchi, e il Duce Guntigi, che aveva ricevuto l’incarico da Desiderio di difendere le mura di Pavia: non mantiene l’impegno e le forze di Carlo potranno entrare in Pavia.

5° atto

Inizia con un monologo di Adelchi che ha appena ricevuto notizia dell’occupazione di Pavia e richiesta del suo esercito stremato di arrendersi ai Franchi che assediavano Verona: decide di arrendersi ma di fuggire verso Bisanzio. Le truppe franche sono più veloci di lui e lo arrestano ferendolo a morte: fa però a tempo a chiedere di incontrare il padre e Carlo al quale chiederà una dignitosa prigionia per il padre: l’Imperatore acconsentirà e Adelchi morirà.

T 105 C

Conclusione dell’Adelchi: disfatta dei Longobardi; prigionia di Desiderio; morte di Adelchi.

[Collegamento con la morte di Ermengarda: perché Dio vuole salvare qualcuno? Perché c’è qualcuno che nell’intimo presenta animo e sensibilità cristiana, odiando la violenza pur dovendoci convivere = Ermengarda infatti viene salvata da Dio pur senza aver ottenuto successo terreno, che spetta solo agli oppressori che non raggiungeranno il Paradiso]

Dai primi versi si capisce come il Manzoni simpatizzi per Adelchi e gli attribuisca un animo cristiano, mentre al padre l’autore riserva sempre un animo guerriero attaccato ai beni terreni = anche la morte di Adelchi rappresenta un intervento della Provvida Sventura. Infatti si nota come il giovane ne capisce il significato rendendosi conto dell’esistenza della forza della volontà divina che pur portando sventura non è crudele.

Versi 23-4-5 = Desiderio ricorda le qualità del figlio, ma solo quelle militari e terrene denotando di non essere pronto all’incontro con Dio non avendo ancora afferrato il significato profondo dei valori cristiani.

SOLILOQUIO DI ADELCHI (veri 26 ... 52)

Il mistero della vita è comprensibile solo in punto di morte perché durante la vita non si ha il tempo per farlo = per una persona che sta per morire non è importante la perdita del regno ma quello che sarà di lui dopo la morte.

Gli anni di prigionia che il padre sta per affrontare saranno molto più belli di quelli passati a regnare perché durante la prigionia non si ha la possibilità di commettere alcun torto o ingiustizia: nessuno così in cielo potrà annotare ulteriori tue angherie a causa delle imprecazioni che coloro che tu opprimi ti mandano per essere un tiranno oppressore (diverrai un oppresso salvato da Dio).

Adelchi manifesta il disprezzo del potere e gli uomini che lo detengono: "godi perché non sei più Re, perché ti è chiusa ogni via all’azione (non potrai più fare niente che faccia soffrire qualche altro essere umano): su questa terra non c’è spazio per delle azioni gentili, nobili ed innocenti: o si fanno torti o si patiscono (o oppressi o oppressori) = Visione pessimistica del Manzoni. Il mondo è posseduto dalla violenza (legge del più forte) che si fa chiamare diritto del più forte, di colui che fa le leggi.

I primi longobardi seminarono la barbarie che fu coltivata dagli altri successori e la terra oramai non da’ altro che sangue ed ingiustizie. Godi dunque ancora di più per non essere Re: governare su gente ingiusta, i Longobardi, non è bello. Tu l’hai provata questa amarezza, e anche se così non fosse (cioè, se anche tu avessi trovato piacere nel governare un popolo crudele), ricordati che comunque tutto finirà sempre con la morte: tutto si concluderà con il diventare nulla (diverso dal nulla eterno del Foscolo).

Il giorno della vittoria (morte di Adelchi) è felice per Carlo ma resta comunque il fatto che anche lui prima o poi morirà.

A questo punto Carlo si lascia impietosire dalle parole di Adelchi e non vuole più essere chiamato nemico. Adelchi notando questa leggera conversione capisce che può ottenere qualcosa da Carlo: pur non chiedendogli la liberazione del padre, gli chiede che Desiderio possa ottenere una prigionia senza sofferenze in cui i duchi longobardi traditori non possano apparire al suo cospetto.

Negli ultimi versi si nota la totale conversione di Adelchi che felice si abbandona alla morte.

Analizzando il personaggio di CarloMagno si nota come, anche se nella tradizione cristiana egli fosse considerato l’Imperatore Cristiano, il Manzoni sottolinea il fatto che Carlo nell’Adelchi abbia preferito la Ragion di Stato al Vangelo: Manzoni vede Carlo come uomo di potere e non di Chiesa.


POETICA DEL MANZONI (Pag. 892)

La storia è di fondamentale importanza sia nel Manzoni che nel Romanticismo che vedono nella storia Medievale la culla della civiltà. Per Manzoni, dunque, la storia ha grandissima importanza (tragedie, romanzi e poesie storici: con un legame fondamentale con gli avvenimenti storici = Promessi Sposi e 5 Maggio).

La storia è importante perché si contrappone al mito, alla leggenda del Neoclassicismo: i miti sono favole inventate; la storia è realtà, un insieme di vicende realmente accadute. Manzoni ama la verità e pensa che il primo compito di un uomo di pensiero sia giungere a scoprire la verità, non di certo attraverso i miti (favole che a volte contengono falsità e bugie) ma con vicende storiche. Infatti gli Dei pagani erano falsi: idee pagane false.

VERITA’ = STORIA

In Manzoni c’è la convinzione che la storia si sviluppi non con il caso ma con l’intervento di Dio che prende a cuore la storia dell’uomo per far raggiungere degli scopi-obiettivi agli uomini e li aiuta come se fosse il regista di un film = l’uomo è condotto verso la lontananza dall’essere animale e verso l’evoluzione. [Voltaire pensava invece che Dio non intervenisse in soccorso degli uomini] Quindi nella storia si può scoprire cosa Dio vuole dall’uomo: il suo progetto per l’umanità anche se nella storia ci sono cose incredibili che portano a pensare come può essere che nel progetto di Dio ci sia anche questo.

Manzoni non è però uno storico ma un poeta che scrive di fatti realmente accaduti.

Ma allora, che rapporto c’è tra poesia e storia? Tra poeta e storico?

Per Manzoni esiste un differenza: lo storico si occupa dei fatti, della sequenza degli avvenimenti e di come questi si sono svolti stabilendone cause e conseguenze; il poeta non si distacca dalla storia ma cerca di capire come questa è stata influenzata ed ha influenzato l’animo umano, degli uomini che sono stati i protagonisti della storia: quali sono i sentimenti e le passioni che li hanno portati ad agire in quel modo. Quindi il Manzoni indaga nell’animo di chi ha fatto la storia per ottenere un quadro di come agiscono gli uomini e di cosa (passioni e sentimenti) li spinge a comportarsi in un certo modo.

Ma un poeta come fa a capire ciò? Se usa alcuni documenti, quali sono?

Grazie all’immaginazione e alla simpatia. Simpatia sta per patire insieme: provare le stesse passioni di un’altra persona = il poeta ha questa capacità

T 104 A

TESTO DI POETICA = testo che spiega cosa l’autore intende per poesia e quale è il suo ruolo nello scrivere, che senso ha scrivere, quale è l’utilità di quello che fa.

UNITA’ DEL TEMPO E DEI LUOGHI

Nel 1500 gli studiosi scoprono un libro di Aristotele che si credeva perso, in cui si parlava della tragedia: precisamente il filosofo greco dettava gli scopi ma soprattutto tre regole fondamentali dello scrivere tragedie.

3 REGOLE o Unità: di azione (raccontare un solo fatto), di tempo (un fatto accaduto in un giorno), di luogo (un fatto accaduto in un solo luogo); se le tre unità non vengono rispettate la tragedia perde di intensità. Queste regole in pieno clima Neoclassico diventano quasi sacre. Ma il Conte di Carmagnola non rispetta l’unità di tempo e di luogo, allontanandosi quindi dalle regole sacre.

Monsieur Chovet critica in un suo articolo questa "mancanza". Manzoni gli risponde che non ha rispettato le due unità perché vuole rimanere fedele alla storia: le tragedie per essere capite, devono essere spiegate dall’inizio. La tragedia di un popolo non si svolge in un solo giorno, in un solo luogo.

Il Manzoni spiega quindi l’importanza che la storia ha per lui, svincolandosi così definitivamente dalla poetica neoclassica e dal canone dell’imitazione: aderisce completamente alle idee neoclassiche.

I° Paragrafo = la poesia deve occuparsi degli eventi storici.

II ° Paragrafo = il Manzoni parla della differenza tra poeta e storico sottolineando che il primo analizza soprattutto ciò che è avvenuto nell’animo degli uomini di storia: il poeta è lo Sherlock Holmes dell’animo umano = gli storici non hanno mai provato a capire cosa pensava e provava l’Adelchi morente. Il poeta è invece capace di ciò se ha sufficiente fantasia: "Tutto ciò che la volontà umana ha di forte e misterioso, tutto ciò che la sventura ha di religioso e di profondo, il poeta può indovinarlo, o, per dir meglio, può vederlo, comprenderlo ed esprimerlo." (rigo 23)

Manzoni riafferma la convinzione che in ogni sventura c’è qualcosa di religioso e di profondo: nel senso che la gente sventurata è più religiosa e meno superficiale = applicato ad un Re (Adelchi) ciò significa che egli inizia a pensare non nel senso di "Come gli altri lo hanno ridotto" ma di come "Lui ha ridotto gli altri" e addirittura lo spinge ad odiare la sua precedente posizione di monarca = lo storico non recepisce queste sensazioni.

T 104 B (dal rigo 34)

Manzoni dà la prima regola di condotta che lo scrittore deve rispettare: uno scrittore non deve scatenare nel lettore le passioni, soprattutto quelle peccaminose, distruttive: è necessario insegnare al lettore a non immedesimarsi nel protagonista e di evitare di farsi prendere dalle passioni dello stesso perché se lo facesse avrebbe la tentazione di provare la situazione narrata: invece l’arte ha lo scopo di educare il lettore a rispettare le regole dell’etica (dominare le passioni) e della morale = l’arte deve insegnare come si possono evitare e dominare le passioni. [si nota dalla lettura come il Manzoni abbia ricevuto un insegnamento di tipo cristiano nonostante le basi illuministiche]

Per questo l’artista non deve dunque indugiare nelle passioni peccaminose, quali che esse siano.

E’ significativo in merito a ciò come i Promessi Sposi inizino da un momento temporale posteriore al "Fatto" = questo è stato fatto per evitare la descrizione dei pensieri osceni e peccaminosi e delle avances di Don Rodrigo, che poi sarebbero stati raccontati da Lucia con un dono decente, ma soprattutto con molto riguardo; oppure in merito alla tresca della Monaca di Monza troviamo solo la frase: "e la sventurata rispose".

RIGO 51 = non si deve mai rinunciare alla ragione a favore della passione per quanto questa possa essere attraente, poiché le passioni discendono dalla nostra debolezza e dai nostri pregiudizi = Manzoni pur essendo Romantico per molti aspetti, non accetta il valore supremo del Romanticismo: "sentimento e passione - immaginazione e fantasia".


IL CINQUE MAGGIO

Il Manzoni dedica a Napoleone questa poesia dopo avere appreso della sua morte: Napoleone era stato il dominatore, l’eroe del tempo che nonostante la grande sconfitta di Waterloo aveva infiammato tutti gli europei.

Prima di allora il Manzoni non aveva scritto niente su di lui

Manzoni apprende la notizia della morte dalla Gazzetta di Milano di un giorno di Luglio: apprende non solo il fatto del decesso ma anche che Napoleone prima di morire aveva chiesto di ricevere i Sacramenti, volendo morire così da cristiano = questo aspetto della morte di napoleone infiamma il Genio di Manzoni che scrive un’ode Religiosa (che passerà alla storia come un’ode civile) in quanto parla di una conversione come molte altre nel Manzoni: la sua e di altri suoi personaggi (Innominato).

SCHEMA METRICO: è come quello di Ermengarda = questo significa che la morte di Napoleone deve portare alla memoria quella di Ermengarda. I due decessi hanno in comune la sventura e la riacquistata fede, ma soprattutto la Provvida Sventura.

Leggendo l’ode si capisce come Napoleone voleva essere come Dio, come era megalomane, in eterna ricerca del successo terreno: l’intervento della Provvida Sventura lo confina nella solitudine e nella disgrazia, portandolo a capire la vita e più vicino a Dio.

I° - II° Strofa

Ei fu

Ei = egli, il Fu = passato remoto, azione finita

Manzoni ci vuole far capire due cose: 1) come l’epopea di Napoleone non esista più: Napoleone appartiene al passato; 2) le due parole molti brevi sia da scrivere che da pronunciare sono in corrispondenza con la vita di Napoleone a confronto con l’eternità di Dio.

Immobile

L’aggettivo indica lo stato di shock che colpì l’umanità intera alla notizia della morte di Napoleone = le persone rimasero immobili come il cadavere di Napoleone. [Il cadavere viene definito spoglia secondo il concetto cristiano: è la parte della nostra persona che imprigiona l’anima e che resta abbandonata quando l’anima se ne va]

Nel seguito dell’ode verrà esaltata la vita mobile, frenetica che Napoleone ha condotto, mai fermo nello stesso posto per troppo tempo, sempre in movimento per dominare il Mondo = in contrasto con l’immobilità del cadavere.

Immemore

La spoglia è di opinione comune che possa essere fredda o immobile ma immemore è difficile = il Manzoni con questo termine ha voluto sottolineare che quando interviene la Provvida Sventura, nasce un dramma dei ricordi (verrà esplicitato meglio questo fatto nei versi successivi dove Manzoni narrerà dei pensieri di Napoleone in esilio).

Uomo Fatale

Il termine secondo un significato passivo (che non ha senso in un’ode religiosa) indica il fatto che Napoleone sia stato mandato dal fato; secondo quello attivo (e giusto) il Manzoni ha voluto dire che Napoleone ha tenuto nelle sue mani il destino dell’Europa.

III° - IV° STROFA

Folgorante

"Che scaglia le folgori": se guardiamo alla mitologia greca il Dio che scagliava le folgori ai sudditi che non ubbidivano agli ordini era Giove il sommo degli Dei = Napoleone viene visto come una somma divinità.

Uno scrittore romantico come Manzoni pensa che la sua forza stia nell’ispirazione che lo spinge a scrivere, nel suo GENIO (che deriva da generare, creare come se l’opera fosse un figlio). Questo Genio non ha mai spinto Manzoni a scrivere qualcosa su Napoleone sino al momento della sua morte: il Manzoni parla dunque in queste strofe della sua ispirazione.

"Il mio genio non mi ha spinto a scrivere di Napoleone né quando vinceva, né quando perdeva come invece hanno fatto molti altri; ma ora la morte di Napoleone lo ha ispirato" e dunque il Manzoni scrive l’ode. L’autore scioglie dunque alla tomba un cantico (poesia religiosa) ispirato dal suo Genio.

V° STROFA

Il Manzoni nomina le imprese di Napoleone attraverso un ritmo binario per comunicare l’idea di velocità: che viene espressa subito dopo con le parole Baleno (rapidità con cui Napoleone prendeva le decisioni) e Fulmine (rapidità con cui Napoleone eseguiva le decisioni). Le imprese di Napoleone sono tanto grandi e vaste da essere in netto contrasto con la piccola e sperduta isola di S. Elena.

VI° STROFA

"Fu vera gloria?" Questa è la questione fondamentale dell’ode: infatti rispecchia il mito fondamentale del Romanticismo: la GLORIA. Manzoni si pone questa domanda: i contemporanei pensavano forse di sì perché non si aspettavano che dopo grandi come Carlo Magno ce ne sarebbero potuti essere altri.

Infatti altri personaggi famosi dell’epoca se lo chiesero: Foscolo (è passato dall’ammirazione all’odio per il tradimento) e Beethoven (scrisse addirittura un’opera, "Eroica", dedicandola a Napoleone ma togliendo successivamente questa dedica per aver notato in lui un carattere di tiranno).

Manzoni non risponde direttamente ma lo fa capire dai versi che seguono: noi contemporanei chiniamo la fronte davanti a Dio che volle stampare in Napoleone una delle più grandi tracce della sua capacità creativa = Napoleone non dimostra la gloria dell’uomo ma quella di Dio creatore.

Più avanti il Manzoni dirà che quella di Napoleone non può essere vera gloria perché è stata conquistata sulla pelle di migliaia di persone uccise.

VII° - VIII° STROFA

Manzoni passa dunque da buon poeta all’analisi psicologica di Napoleone e della sua figura.

Verso 43 = tutto egli provò: la più grande gloria mai pensata dopo il pericolo, la fuga e la vittoria, la reggia ed il triste esilio, due sconfitte (Lipsia e Waterloo) e due trionfi (incoronazione ad Imperatore e 100 Giorni).

Per indicare la sconfitta è significativo che il Manzoni abbia usato la parola polvere: (lo stesso termine lo aveva usato per descrivere la terra (v.11)) la parola fa venire in mente un soldato ferito a morte sul campo di battaglia che cade a terra privo di vita alzando la polvere depositatasi per la confusione [metafora] = Napoleone viene accostato ai soldati che sono morti per la ricerca della gloria di un oppressore che morirà da oppresso.

Invece per indicare il trionfo il Manzoni ha usato la parola altare, per creare una corrispondenza con il sacrilegio di Napoleone che con le vittorie sul campo di guerra voleva diventare come Dio.

Verso 37 = Napoleone ha provato la gloria tempestosa e colma di trepidazione di chi ha in mente un grande disegno, un mega progetto: diventare, da umile e sconosciuto soldato di Corsica, il padrone del mondo. Provò per questo l’impazienza di un cuore che indocile deve ubbidire, consapevole e pensante al futuro che verrà: per esempio quando il Direttorio lo costrinse alla campagna d’Italia. Napoleone poi realizzò anche il suo desiderio: divenne imperatore, un sogno che per molti se non tutti è folle.

FOLLIA = la parola in questo contesto ha due significati: 1) impossibile; 2) in senso religioso/biblico la follia corrisponde al peccato di orgoglio (quello della creatura che vuole essere superiore al suo stesso creatore).

IX° STROFA

Egli pronunciò il suo nome: 2 secoli (‘700 e ‘800) in lotta l’uno contro l’altro si rivolsero a lui sottomessi, aspettando il destino della loro controversia: lui doveva decidere il vincitore. Egli impose dunque il silenzio e si sedette, arbitro, in mezzo a loro.

‘700 = Antico Regime

‘800 = rappresenta il nuovo, ciò che è figlio della Rivoluzione, il secolo borghese.

Napoleone fu il mediatore tra le esigenze conservatrici ed esigenze rivoluzionarie, tra quelle della borghesia e quelle dell’aristocrazia.

X° STROFA

Eppure, benché egli fosse così grande, scomparve dalla scena politica e terminò nell’ozio la sua vita, confinato in una piccola isola, fatto oggetto di immensa invidia, pietà profonda, odio che neppure l’esilio poteva estinguere e d’indomato amore (dei generali e dei soldati che lo seguirono fino in esilio)

FINO ALLA FINE

Manzoni immagina la sofferenza di Napoleone che trascorre come Ermengarda il DRAMMA DEI RICORDI. L’autore introduce quindi una similitudine come quella di Ermengarda, in cui i due termini centrali sono la tempesta del mare ed il naufragio

COME l’onda si abbatte sulla testa del naufrago; COSI’ il cumulo dei ricordi schiaccia l’animo di Napoleone.

Oh quante volte si mise a narrare le sue venture, le sue memorie ai posteri (verso 31) attraverso un libro (forse questa è l’unica funzione utile dei ricordi) ma Napoleone non ci riuscì perché i ricordi che sembravano interminabili (= eterne: 1) atte a sfidare la fama del tempo, ma nulla sulla terra è eterno = assurdo per il Manzoni; 2) contestazione alla poesia eternatrice del Foscolo Neoclassico) e che stancarono eccessivamente la mano di un uomo d’armi e non abituato allo scrivere.

STETTE = quando Napoleone è assalito dai ricordi rimane come un cadavere: immobile ed inerte senza poter fare più nulla

POLISINDETO = accostamento di tante frasi o espressioni unite dalla congiunzione "E".

I ricordi di Napoleone sono soprattutto quelli di tipo militare e non quelli di tipo politico: perché la vita militare è caratterizzata da mobilità ed azione in contrasto con l’inerzia dell’esilio. Inoltre Manzoni ha sempre avuto stima per le virtù militari e non per quelle politiche.

AIUTO = ora che Napoleone è sconfitto (oppresso) il Cielo0 gli da’ un aiuto: la Fede che pietosa lo trasportò in un’aria più serena. La fede lo condusse, per i fioriti sentieri della speranza, ai campi eterni (= Paradiso, in contrapposizione con i campi di Battaglia) (in contrapposizione con eterne pagine verso 71). Inoltre lo avviò al premio (Paradiso) al cui confronto la gloria passata, terrena, non è nulla, comunque finirà.

GLORIA = (verso 31) il Manzoni risponde: la vera gloria è quella che non passa mai, quella che si conquista con la santità e non con le imprese militari e terrene.

BELLA IMMORTAL = Fede, abituata a trionfare, scrivi anche questo perché più superba altezza mai si chinò dinanzi al Signore, al Mistero della Crocifissione. Tu, Fede, dal cadavere di un uomo stanco disperdi ogni malvagia parola; il Dio che abbatte ed innalza, che fa soffrire, ma sa anche consolare, si posò al fianco di Napoleone, seduto sul suo letto.


I PROMESSI SPOSI Pag. 1242

Nella primavera del 1821 Manzoni si ritira nella sua casa di Brusuglio dove, tra la quiete del posto, matura l’idea del romanzo grazie ad alcune lettere sulle vicende storiche di Milano del 1630. Manzoni inizia a scrivere i primi due capitoli e l’introduzione il 24 Aprile 1821, ma la prima stesura completa si ha nel Settembre 1823 = la copia di quest’anno non fu mai pubblicata e rimase come manoscritto con il nome di "Fermo e Lucia".

La critica considera il Fermo e Lucia non come un abbozzo del Capolavoro ma come un romanzo diverso ed autonomo. La sua struttura è l’insieme di blocchi narrativi autosufficienti. Il lavoro è diviso in toni: primo tono che narra le peripezie dei due promessi che scappano per sottrarsi alle prepotenze feudali di Don Rodrigo; poi tutto il secondo e parte del terzo ("Romanzo Campagnolo di Lucia e "Romanzo cittadino di Fermo")

FERMO = è colui che non sta mai fermo, ma il suo muoversi non produce alcun effetto; la storia finisce bene non grazie a lui ma per la conversione dell’Innominato.

Il Fermo e Lucia si differenzia tantissimo dai Promessi Sposi per:

1) l’impronta saggistica = dovuta al dichiarato intento pedagogico della poetica manzoniana. Gli excursus storici e il giudizio morale hanno un peso maggiore della linearità del racconto (Romanzo Saggio), storia vera e propria in favore della cronaca di costume e del quadro sociale;

2) Antitesi Manichea (contrappone i personaggi a coppie: uno buono, l’altro malvagio) - Manicheismo = religione orientale che distingue il mondo in Bene ed in Male. Nel Fermo e Lucia i personaggi sono o solo buoni o solo cattivi = figure manica di Monza: nasce un contrasto violento tra vizio e virtù che nei Promessi Sposi è più sfumato.

3) ha il carattere di un Romanzo Nero (rappresenta violentemente il contrasto tra vizio e virtù: ci sono personaggi satanici, atmosfere tenebrose, delitti mostruosi) = tra la fine del 700 e i primi dell’800 andava di moda raccontare storie angoscianti di cui il Manzoni era un avido lettore. Nel Romanzo nero c’è uno scontro pazzesco tra vizio e virtù e c’è la presenza di personaggi bestiali e diabolici che si accaniscono contro vittime innocenti. Questo stile era stato iniziato dal marchese de Sad (da cui deriva sadismo) che scrisse la storia di Sodoma e Gomorra e che Pasolini tradusse in un film, Salò (in francese = sporcaccione)

4) l’Innominato nel Fermo e Lucia viene presentato molto più approfonditamente mentre nei Promessi Sposi si parla del disgusto che durante la conversione provò per il suo passato peccaminoso. Nel Fermo e Lucia l’Innominato è il Conte del Sagrato

5) Fermo rispetto a Renzo si muove di più, però senza utilità.

IL CONTE DEL SAGRATO

L’innominato viene descritto come un personaggio satanico, che gode a far del male; non c’è giustizia; si muove per capriccio.

Si rivolge a lui un debitore per essere protetto dal creditore, il quale non si era mai sottoposto alle angherie del Conte; il quale lo attende sul Sagrato della Chiesa col fucile puntatogli addosso e quando lo ha sotto mira lo uccide.

1) Il conte è un personaggio ispirato dal Manzoni da un vero uomo, un feudatario crudele di nome Bernardino Visconti poi convertitosi = si ispira alla storia.

2) Nei Promessi Sposi (pubblicati definitivamente nel 1827 e poi riscritto in lingua più colta nel 1840) scompare questo delitto, come anche altri avvenimenti troppo cruenti: il Manzoni ha eliminato questa parte della storia perché colui che la leggesse non crederebbe alla conversione di un uomo tanto crudele. Nei Promessi Sposi si tacerà sui suoi delitti, si dice che li ha commessi senza descriverli

3) La folla è vera protagonista dei Promessi Sposi = assalto ai forni delle Grucce e protesta del pane. Manzoni non ama la folla = infatti viene descritta con giudizi negativi = è una massa amorfa, senz’anima, mossa dall’istinto della conservazione; è un cosa. La folla non è capace di compiere scelte razionali; è capace solo di atti violenti, vogliosa di sangue, è meschina e non conosce valori nobili.

La folla scappa senza proteggere il creditore = non prova pietà. la folla è poi in grado di far perdere la ragione anche a un uomo che la possiede = è una forza bruta, nella folla si perde la responsabilità morale dell’individuo = uomo calmo allo stadio violento. Ma chi non ama la folla non può amare la Rivoluzione = Manzoni dà giudizio negativo alla Rivoluzione Francese ma non fu un sostenitore della Restaurazione = è un patriota = oppositore alla Restaurazione che appartiene però alle sette segrete moderate = dare potere al popolo è per il Manzoni sbagliato, è contrario, scrive anche un’ode (23 Marzo 1821 a sostegno dei moti carbonari poi falliti). Manzoni è contro i privilegi aristocratici = solo un aristocratico può essere favorevole alla Restaurazione. Promessi sposi è un’enunciazione di questi soprusi. Per Manzoni la folla è l’ambiente del demonio.

Nel Fermo e Lucia la storia di Gertrude occupava ben 6 capitoli, nei Promessi Sposi solo 2; Manzoni sostenitore della moralità dell’arte ritiene sbagliato descrivere ampiamente e dettagliatamente i personaggi negativi: con i loro crimini si rischia di contagiare il lettore facendolo diventare anche egli un personaggio negativo; l’artista oltre che divertire deve educare.

Manzoni scrive nel 1827 quando l’Italia non esisteva, non esisteva neanche una lingua comune (Perché adesso?!!!) ma numerosi dialetti = Manzoni vuole che i Promessi Sposi sia un romanzo che aiuti l’unità d’Italia = un Romanzo che possa essere letto da tutti gli italiani; lui trova questa lingua nel fiorentino = lingua viva già parlata e no solo scritta = il fiorentino parlato dalla persone colte, non del popolino. Firenze è la capitale letterale e culturale dell’Italia = tutti hanno letto Manzoni, Petrarca, cioè il fiorentino.

Franco Fido = crea il SISTEMA DEI PERSONAGGI = saggio del critico ancora vivo. alla domanda se si poteva fare un riassunto dei Promessi Sposi lui aveva risposto affermativamente creando il sistema dei personaggi. Franco Fido divide il Romanzo in due parti = Manzoni ha voluto fare un primo e un secondo tempo. Dal primo al 19° corre la prima metà, del 20° al 38° corre la seconda. Leggendo ci si rende conto che nei primi 19 capitoli la storia ha date caratteristiche con storia e personaggi, nella seconda parte altre caratteristiche.

 

1) La prima metà ha come tema principale la giustizia = è stata commessa un’ingiustizia da Don Rodrigo e le sue vittime con l’aiuto di Fra Cristoforo cercano di porvi rimedio = ripristinare la giustizia, il matrimonio deve celebrarsi. Divide i personaggi in:

a) Vittime: Renzo = fantastica di uccidere

b) Oppressori: Don Rodrigo

c) Mediatori:

1) protettori della vittima = Fra Cristoforo

2) strumenti = Don Abbondio che non celebrando il matrimonio diventa uno strumento di Don Rodrigo. Il romanzo inizia da Don Rodrigo il quale rompe l’equilibrio senza il quale il matrimonio si sarebbe normalmente fatto = non si potea fare Romanzo. Don Rodrigo va da Don Abbondio il quale cerca di convincere Renzo ad aspettare ancora a sposarsi (non tutte le carte sono a posto); Renzo chiede aiuto a Fra Cristoforo che non riuscendo a convincere Don Rodrigo finisce con una minaccia = Verrà un giorno...... Tutti gli espedienti attuati dalle vittime e dai mediatori (protettori della vittima) per ripristinare la giustizia son falliti. Agnese manda Lucia in convento.

 

2) La seconda parte presenta il tema principale della Misericordia di Dio = prima c’era stato un sopruso; ora abbiamo una grazia; Dio tocca l’innominato e lo converte.

a) L’Innominato anche se ormai stanco di commettere soprusi per abitudine convince Egidio suo amico, amante della Monaca di Monza (strumento dell’Innominato) la quale la consegna all’Innominato; costui non la consegna però a Don Rodrigo ma al Cardinale Borromeo perché intanto si è convertito; il quale la riconsegnerà al legittimo sposo Renzo. Si è dovuti però scendere nella seconda parte dove c’è l’intervento di Dio, della Provvidenza che convertendo l’Innominato rende possibile la riconciliazione tra Renzo e Lucia; nella prima metà invece, dove tutto è fatto da uomini non si arriva a nessuna soluzione del problema, Fra Cristoforo che pensava di risolvere tutto fallisce nell’intento.

Nella prima parte le frecce hanno un andamento antiorario, in parte della seconda parte del romanzo, il movimento diventa orario solo dopo la conversione dell’Innominato; l’andamento antiorario indica che tutto avviene contro natura; l’uomo che sostituisce la sua volontà a quella di Dio è una cosa innaturale.

Le frecce tratteggiate rappresentano rapporti potenziali che si sarebbero potuti verificare; di fatto questi personaggi non si sono mai trovati l’uno di fronte all’altro. Renzo ..... Don Rodrigo = Renzo sarebbe morto. Lucia ..... Don Rodrigo = l’avrebbe rapita = cose che Manzoni non vuole.

 

IL NARRATORE DEI PROMESSI SPOSI - pag. 1252

Il narratore non è colui che scrive le vicende (scrittore) ma bensì colui che le racconta : può essere interno (se è uno dei personaggi coinvolti nel racconto, spesso il protagonista) oppure esterno (quando non è una persona che entra a far parte dei personaggi dell’intreccio).

I Promessi Sposi hanno un narratore esterno che oltretutto è onnisciente, cioè che sa tutto dei personaggi (chi sono , il loro passato, le loro intenzioni e persino i loro pensieri più nascosti), che interviene commentando l’operato dei protagonisti delle vicende (= ad esempio il Manzoni descrive Don Rodrigo "Un uomo fuori di sé non sa quel che dice") e a volte interrompendo la narrazione dei fatti per effettuare quelle che nei Promessi Sposi si definiscono "digressioni storiche". Inoltre il Manzoni disponendo di un criterio oggettivo quale la fede può giudicare i suoi personaggi in quanto la Fede stessa gli da’ delle certezze e dei valori certi.

 

PAG. 1260 - Illuminismo e Cristianesimo

Manzoni è diventato uno scrittore molto vicino al Romanticismo pur avendo ricevuto un’educazione illuminista ed anticonformista (che non fu rifiutata) ; è significativo quindi che i Promessi Sposi siano un Romanzo centrato sul tema del rischio che corre la Famiglia a causa della passione peccaminosa esterna (Don Rodrigo) = è quindi un Romanzo scritto in difesa del Santo vincolo del Matrimonio.

Manzoni continua quindi a essere illuminista conservando il principio base per il quale la ragione è fondamentale e che condanna il vizio, la passione, il pregiudizio e la superstizione (es. : la peste è causa degli untori). Manzoni sembra dunque avvicinarsi alle idee di Voltaire : punto di raccordo è il terremoto di Lisbona a cui la gente attribuisce una causa dettata dalla superstizione. Nonostante questa affinità nella disgrazia della pesta manzoniana vediamo, oltre a similitudine, anche alcune importanti differenze : le cause naturali e fisiche se le chiedono entrambi, ma Manzoni non si ferma a questo perché crede in Dio : infatti si inoltra nelle indagini pensando a come Dio stesso possa avere a che fare con la peste, se Lui l’abbia permessa senza motivo, se Lui ne sia rimasto indifferente, se la peste stessa non sia parte dei suoi progetti. Voltaire non si spinse così in là perché non credeva in Dio. Manzoni si trasforma in Metafisico (colui che studia le cause sovrannaturali dei fenomeni) che Voltaire definiva Cosmoscemologia (Pangloss).

Le domande che si pone il Manzoni vanno dunque al di là della ragione, rientrano nel campo del sovrannaturale, non scientifico, delle cause naturali che sono soggettive : ognuno dà la risposta che vuole senza poterla dimostrare. Ma infatti il Manzoni non commenta direttamente : lascia che ad esprimere le sue idee siano i personaggi del romanzo (Don Abbondio :"La peste è una scopa di Dio usata per cacciare via i malvagi" ; Fra Cristoforo :"Può essere misericordia (= provvida sventura) o castigo"). La peste però non può che indurre il Manzoni a ricordare i flagelli biblici che Dio ha scatenato contro l’uomo che si allontanava dalla retta via.

Ma in realtà nessuno può dire se la peste è bene o male o darle un scopo ; questo è possibile solo nella finzione letteraria : la peste conduce al lieto fine causando la morte di Don Rodrigo.

Nella rivolta di Milano ad esempio Manzoni vede il Demonio, simbolo di ribellione (Lucifero).

 

Pag. 1261 - I PROMESSI SPOSI COME ROMANZO BORGHESE - Lettura socio - economica

Concentrandoci sulla figura di Renzo notiamo che le sue avventure non sono necessarie per il risultato finale della storia ma per notare il cambiamento che in lui avviene.

All’inizio del romanzo egli è figlio di contadini che gli hanno lasciato un pezzetto di terra la cui rendita è integrata dai proventi del lavoro di tessitore. Alla fine si ritrova nella serenissima Repubblica di S. Marco dove i tessitori venivano pagati bene anche per l’assenza delle tasse e per le molte esenzioni fiscali : questi operai potevano poi quindi diventare piccoli imprenditori tessili. Se fosse rimasto a Milano la sua vita socio-lavorativa non sarebbe assolutamente cambiata. Sotto questo punto di vista bisogna sottolineare che il Manzoni era favorevole al Liberismo Economico e contro il sistema economico feudale contrario alla libertà di scambio e alla libera iniziativa economica. Si può dire quindi che il Manzoni scrive un romanzo in cui Renzo da contadino diventa imprenditore tessile grazie alle sue capacità ed alla sua intraprendenza.

Sul piano economico si vede nelle rivolte di Milano come il Manzoni critichi il prezzo calmierato del pane imposto dagli spagnoli ad un punto troppo basso. Il Manzoni giudica invece il prezzo di mercato di qualsiasi prodotto doloroso ma salutare : doloroso perché tende ad essere più alto ma nel frattempo porta al massimo sfruttamento delle risorse ristabilendo l’equilibrio di mercato tra Domanda e Offerta. I Promessi Sposi sono dunque un romanzo borghese, anti-aristocratico, contro il vecchio sistema economico feudale e a favore del Liberismo.

Ma la ribellione è lecita per abbattere una società nemica del progresso e della libertà ? No, perché è qualcosa di demoniaco ed irrazionale che ricorda la ribellione di Lucifero.

Non è un caso che Renzo diventi imprenditore quando è maturato anche interiormente = BildungsRoman : il giovane contadino attraverso errori, peripezie, riflessioni e pericoli diventa uomo imprenditore più saggio e più prudente ("Ho imparato a non cacciarmi nei guai, a farmi i fatti miei, ecc. .......") ; ma soprattutto ha imparato che non si fa giustizia con la rivoluzione perché se c’è qualcosa di pericoloso è l’estremismo rivoluzionario = Renzo abbandona la violenza rivoluzionaria rifiutandola.

Crescita ECONOMICA = imprenditore

Crescita MORALE = uomo più prudente e più saggio

Crescita SOCIALE = rifiuto della rivoluzione

A questo punto Renzo introduce la funzione politico sociale della Chiesa : Manzoni, cattolico, pensa che la Chiesa non deve insegnare solo a conquistare il Paradiso ma che ha anche un compito terreno : educare civicamente le classi lavoratrici che non esercitano il potere politico a rifiutare la violenza rivoluzionaria facendo proprio il rispetto delle istituzioni e delle autorità = si vede il Manzoni cattolico-moderato molto vicino alla Restaurazione.

Renzo alla fine è un imprenditore saggio, timorato di Dio e rispettoso delle autorità, mentre era impetuoso ed impulsivo (matrimonio a sorpresa, fantasia di uccidere Don Rodrigo, rivoluzione di Milano). Renzo nato in una società feudale, aristocratica e oppressiva, da semplice popolano impara a non contare sulla violenza per risolvere le questioni ma nell’aiuto di Dio e nelle proprie capacità lavorative.


DIFFERENZE CON LA RESTAURAZIONE

Manzoni divide infine la Chiesa Buona (che aiuta il popolo sottoposto ai soprusi) da quella Cattiva (composta da coloro che stanno dalla parte dei signori tiranni e legati al vecchio sistema) che condanna amaramente.

E’ da ricordare infine che siamo nell’età della Controriforma (1600) in cui la Chiesa ha molti poteri simili a quelli dei sovrani dell’età della Restaurazione. Nei Promessi Sposi infatti si parla di Frati Cappuccini piuttosto che di Gesuiti che a guardare bene è la stessa cosa.