La scultura

 

Oggigiorno, abbiamo una buona documentazione sull’attività dello scultore. Lo scultore lavora, ovviamente, in una bottega ricca di strumenti che ci consentono deduzioni probabili sulle tecniche del suo mestiere.

Le fasi iniziali del lavoro non sono documentate in modo ottimale anche se si può supporre che il blocco venga sbozzato nel luogo dell’estrazione, soprattutto quando la statua è alta venti metri!

La rifinitura è eseguita con gli attrezzi disponibili in quel tempo: scalpello e mazzuolo. L’artista poi procede utilizza, per rifinire nei minimi particolari della sabbia abrasiva fatta con silice.

Dopodiché la statua viene lavata; in seguito l’opera è terminata con il lavoro dei pittori e decoratori.

 

 

I materiali

I materiali della statuaria egizia sono per lo più calcare, molto utilizzato, ma anche le pietre dure come il granito e la diorite. Questi ultimi due materiali sono utilizzati per i soggetti più importanti come le divinità conservate all’interno dei templi.

L’uso del legno e dei metalli è rarissimo; ciò si spiega grazie alla reperibilità della materia prima.

Come le piramidi, anche le statuette ebbero una loro evoluzione, non tanto nello stile di produzione quanto nel luogo produzione. Nell’Antico e nel Medio Regno le botteghe artigiane sono il regno della statuaria, nel Nuovo Regno si trasferisce, la statua, in appositi laboratori o persino nei templi stessi. Qui si modellano nella pietra i faraoni destinati a presenziare le loro tombe per l’eternità.

 

Il faraone è il soggetto più scolpito, colto in una fase della vita, la giovinezza o la materità, e proposto in dimensioni gigantesche quasi ad amplificarne la potenza. Lo scultore non si preoccupa di rendere reale il soggetto che rappresenta. Nell’arte egiziana prevale, infatti, lo stereotipo, la rappresentazione in maniere diverse.

La scultura egiziana è la traduzione tridimensionalmente dell’arte piana. Le statue sono realizzate per essere ammirate di profilo o di fronte, progettare a partire da un reticolo di linee perpendicolari tracciate sulla pietra cui poi si riferiscono, in proporzione le parti del soggetto da realizzare.

Anonime o con un nome se rispettivamente figurano persone comuni o dei sovrani, le statue seguono consumi più o meno rigidi in relazione al variare dei destinatari e realizzatori.

C’è anche da fare una distinzione tra la libertà dello scultore, ossia cosa gli è concesso fare. Nelle botteghe private è ampiamente eseguita la sperimentazione libera che è impropriamente concessa; nei laboratori reali si devono eseguire i tipi e gli schemi millenari.

 

Gli stereotipi della scultura egizia

Rialzata su uno zoccolo, la statua del sovrano o del dio, ha un piede avanzato rispetto all’altro, di solito il sinistro, le braccia distese lungo il corpo o incrociate sul petto e che impugnano i due strumenti del potere politico e religioso. Qualora il personaggio sia seduto su un trono o su un parallelepipedo, ha le gambe unite e le braccia poggiate su di loro.

Altrettanto stilizzata è la figura dello scriba accovacciato e quelle del fedele nel momento dell’offerta.

 

 

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