CASE D’UMILIATE
IL MONASTERO E LA SUA CHIESA
Le monache Umiliate di Busto Garolfo, che facevano parte dell’ordine (fondato da alcuni milanesi nel 1017) furono costrette nel 1243 a trasferirsi a Busto Arsizio. In un documento del 1354 non è indicata la presenza di una casa per frati, bensì due per le suore; col passare del tempo, e a causa dello scarso numero delle sorelle, le case furono unite in una sola e prese importanza la figura di una monaca: Verfiore Castoldi.
S. Carlo, nel 1576, fece trasferire le monache nel nuovo monastero di S Girolamo fondato da Orsina Candiani durante il ducato di Filippo Maria Visconti, la cui moglie, Giovanna Bernerio, vincolata da voti, ne fu sciolta a patto che cedesse una sostanziosa somma di denaro per la costruzione del nuovo monastero. Il 16 settembre fu iniziata la costruzione del convento in un’area di proprietà della stessa duchessa che si trovava a Busto.
S. Carlo ordinò loro di portare le vesti nere e di adottare la liturgia ambrosiana; egli decise anche che le sorelle si appellassero alla regola di S. Benedetto e che riconoscessero una priora e una badessa.
Nel 1613 coloro che desiderassero seguire la Riforma avrebbero dovuto usare per letto un pagliericcio e indossare un cilicio di giovedì, digiunare di venerdì e, infine, pregare in silenzio per un’ora due volte il giorno; Borromeo dichiarò inoltre che nessuna monaca poteva essere ammessa alla professione senza essere stata avvisata delle nuove norme e che ella doveva dichiarare d’essere pronta ad accettarle.
A partire dal 1783, fu data l’opportunità di conciliare il ruolo religioso con dei servizi utili alla popolazione, come insegnare alle giovani alcuni lavori femminili nell’ambito tessile e manifatturiero.