ISIDORO MESCHI

 

Isidoro Meschi, più conosciuto come "Don Isidoro" nacque il 7 giugno 1945.Figlio di Irene e Guido, due persone molto religiose, sin dalla più tenera età espresse il desiderio di entrare in Seminario ma solo a 14 anni vi riuscì. Quindi, una volta terminati gli studi, nel 1969, e ordinato sacerdote, gli venne affidato l'incarico, che durò per tre anni, di vice-rettore nel seminario di Seveso, accanto a Mons. Claudio Livetti Don Isidoro cominciò la sua attività in Busto solo nel 1972, quando, trasferitosi da Seveso, venne nominato coadiutore nella parrocchia di S. Giovanni Battista e canonico teologico della basilica di S. Giovanni; proprio qui si manifestò la sua inclinazione per i poveri, gli emarginati, gli sbandati e gli ammalati, ai quali poi dedicò tutta la sua esistenza. Intanto, sempre nei primi anni '70 i mass-media cominciavano a riportare le vicende di coloro che, una volta imboccata la via della droga, non ne trovavano più uscita, e per i quali Don Isidoro provava grandissima sofferenza. "Lolo", così era chiamato amichevolmente Don Isidoro, riteneva che fosse necessario mettere in atto delle forme di prevenzione ed era convinto che la sola informazione sugli effetti della droga potesse indurre, per una sorta di contraccolpo psicologico, al desiderio di farne esperienza. Questa sua tesi venne pubblicata in un settimanale e, poco tempo dopo, Don Isidoro trovò il modo per passare delle parole ai fatti, anche grazie all’incontro con Remo Brazzelli, titolare di un’azienda di trasporti. Dalla collaborazione nacque, agli inizio degli anni '80, l'associazione "Marco Riva" che, nata come centro d'ascolto, divenne poi, nel 1987, con l'aiuto di molte persone, quello che oggi è una comunità di recupero dalla tossicodipendenza. In questi dieci anni di attività, nella comunità terapeutica per tossicodipendenti "Marco Riva" sono passati un centinaio di giovani ed una buona percentuale di loro è riuscita a reinserirsi nella società e nel mondo del lavoro. Attualmente la comunità si avvale dell'esperienza di tre operatori, due obiettori di coscienza e di una decina di volontari. Nel gennaio 1991 Don Isidoro venne ucciso dalla mano di un giovane, a lui conosciuto, ma ciò che lui ha costruito continua a vivere.

 

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