LA CASCINA DEI POVERI
A Busto Arsizio, verso il confine con Gallarate, vicino alla statale del Sempione, si trova una delle cascine tipiche del paesaggio lombardo: la Cascina dei Poveri.
L’importanza del luogo è data dalla nascita della Beata Giuliana, che dà il nome al quartiere, avvenuta in questa cascina nel 1472. La santa fu una figura molto significativa per la zona poiché istituì, con la Beata Caterina, il convento sul Sacro Monte di Varese.
Questa importante costruzione, che risale a cinque secoli fa, è ancora circondata dai campi, anche se ormai schiere di palazzi si fanno sempre più vicine; l’edificio, seppur imponente, non ha resistito all’implacabile passare del tempo e, lasciato per molti anni nel più completo abbandono, è diventato pericolante ed inaccessibile; fortunatamente oggi si sono iniziate opere di restauro.
L’attuale struttura è diversa dall’originaria: quest’ultima poteva infatti ospitare solo una famiglia di contadini. A quel tempo le case erano di un solo piano, con tetti in paglia e piccoli locali tetri senza servizi igienici, con finestre minuscole e senza vetri e con pavimenti in terra battuta. Più tardi venne ricostruita ed ora, nonostante il degrado, è possibile intuirne la struttura. Tutti gli edifici erano a due piani e tutti i locali erano a corpo doppio. La cascina si affacciava su una corte completamente chiusa per tre lati da abitazioni e locali di servizio, mentre sul quarto lato si trovavano le stalle con un porticato antistante e, al primo piano, i fienili. In un locale indipendente si trovava il forno. La chiesa, la sagrestia ed il giardino non erano affacciati alla corte, ma annesse alle abitazioni.
Diversi furono i proprietari di questa cascina. I primi, Nicola Zugnino e Giacomo del Vergherao (o Vergara), diedero il nome all’edificio, che era infatti chiamato Cascina Verghera o Zunino. Il successivo proprietario fu Pietrino Minori ed in seguito, già dal 1536, la cascina fu acquistata dalla Scuola dei Poveri che apportò grosse modifiche alla costruzione. Già dal 1646 la cascina era dotata di una cappelletta e successivamente fu costruito un campanile. Dopo il periodo della peste, in cui certo non era stato possibile attuare né riparazioni, né ampliamenti, la Scuola dei Poveri volle costruire nella cascina un oratorio per il culto della Beata Giuliana. Dato il momento particolarmente difficile la realizzazione dell’oratorio fu possibile solo nel 1668 grazie al lascito di un notaio nato nella cascina, Francesco Crespi Roberti.
Sulla facciata dell’oratorio fu posta una lapide che attestava la nascita in quel luogo della Beata Giuliana; sull’altare vi era un dipinto di Antonio Crespi raffigurante "la Vergine col Bambino che porge un giglio alla Beata Giuliana".
Nel 1684 furono costruiti la sacrestia ed il cimitero ora distrutto.
Un incendio avvenuto nel secolo scorso distrusse un dipinto, forse il primo della Beata Giuliana, che si trovava su di una parete di mezzo della cascina. La tela del Crespi fu invece asportata da ignoti nel periodo di abbandono della cascina.